Placido Domingo trionfa nel Tamerlano di Haendel al Teatro alla Scala di MIlano

Tamerlano di Haendel al Teatro alla Scala di MIlano
Tamerlano di Haendel al Teatro alla Scala di MIlano

Placido Domingo torna a cantare come tenore e lo fa con l’opera che non ti aspetti: Tamerlano di Haendel, che approda per la prima volta al teatro alla Scala di Milano.

Nel ruolo di Bajazet, lo sconfitto imperatore dei Turchi, il grande artista spagnolo è stato, come era ovvio, il vero mattatore della serata. Domingo, si sa, non è mai stato un abituè del repertorio barocco ma il suo carisma è tale che, solo il suo nome in locandina, ha fatto sì che il teatro fosse pieno anche per un titolo difficile e non popolare come quello del capolavoro di Handel. Già all’apertura del sipario si comprende che sarà lui a dominare la scena, la sua interpretazione del vecchio imperatore, sconfitto ma non annientato, diviso fra l’orgoglio e l’amore per la figlia, è stata mirabile. Si potrà trovare qualche piccola sbavatura a livello vocale. ma tutto scompare di fronte alla monumentalità della sua figura sul palco, alle sue capacità attoriali ed alla partecipazione emotiva che riesce a mettere nel personaggio, culminate nella straordinaria scena della morte.

Accanto a tale interprete non ha sfigurato Maria Grazia Schiavo che ha dato vita ad Asteria la figlia di Bajazet. La principessa vera protagonista della vicenda, contesa fra i due protagonisti, il conquistatore tartaro Tamerlano e l’imperatore bizantino Andronico, e dedita alla causa del padre sconfitto. A lei è affidata la parte più lunga, comprese le grandi scene finali degli ultimi due atti. Il soprano Partenopeo si dimostra perfetta per questo repertorio, dando sfoggio di una bella voce morbida bel centrata negli acuti e nelle agilità e soprattutto palesando quella che è la sua caratteristica, uno straordinario fraseggio che fa sì che si comprenda sempre la parola cantata sia nei recitativi che nelle parti virtuosistiche. Un’interpretazione veramente eccellente, culminante nello struggente lamento finale che canta sul corpo del padre.

Il ruolo del titolo, Tamerlano, come quella dell’amico rivale in amore, Andronico, come va di moda oggi, sono stati interpretati rispettivamente dal contraltista Bejun Mehta e dal controtenore Franco Fagioli. Lungi dall’essere la reincarnazione degli antichi castrati, per i quali furono scritte queste parti, da cui li differenzia qualche attributo fisico in più, sicuramente sono il meglio che la loro categoria possa offrire. Più chiaro il primo, dotato di una voce quasi naturale, più scuro il secondo dotato di una grande estensione. Certo siamo lontani dalla corposità vocale di una Marilyn Horne e di Teresa Berganza o dalla voce naturalmente androgina di Frederica Von Stade, alle quali possono ispirarsi come modelli assoluti ma che per cause fisiche non potranno mai raggiungere.

Tamerlano di Haendel al Teatro alla Scala di MIlano
Tamerlano di Haendel al Teatro alla Scala di MIlano

Ottima Marianne Crebassa, nel ruolo di Irene, la principessa di Trabisonda. Bella voce da mezzosoprano, adattissima alla parte, capace di rendere il personaggio un’isola di ironia, all’interno del fosco dramma che è raccontato da questa vicenda.

Bella prova anche del baritono Christian Senn, nel ruolo di Leone.

Da manuale la direzione di Diego Fasolis, sicuramente in questo momento il massimo fra i direttori specialisti del repertorio barocco, che ha diretto una parte dell’orchestra del teatro alla Scala assieme a quella dei Barocchisti.

Davide Livermore, ha trasportato la vicenda nel periodo della rivoluzione bolscevica, ma creando qualche confusione storica sui personaggi, in quanto ha identificato il crudele Tamerlano con Stalin che nell’ottobre del 2016 era ancora lungi dal ricoprire cariche importanti.

Va detto comunque che il risultato è stato veramente suggestivo, sia nella qualità interpretativa che è riuscito a far emergere da tutti gli interpreti sia per la monumentalità dell’allestimento. Di grande impatto, soprattutto il primo atto col treno che viaggia nelle foreste innevate, grazie alle scene realizzate dallo stesso Livermore assieme allo studio Giò Forma, alle luci di Antonio Castro ed alle proiezioni di video di Videomarkers D-Work. Bellissimi i costumi realizzati da Marianna Fracasso, soprattutto quelli delle due protagoniste, fasciate da pellicce rispettivamente di ermellino e di visone che sembrano quasi vere.

Nel complesso uno spettacolo bellissimo, di quelli che in un teatro come quello Scaligero dovrebbero essere la normalità, arricchito dal magico carisma del grande Placido Domingo, che non poteva che trasformarsi in un trionfo.

Domenico Gatto