All’Arena di Verona va in scena il rito dell’Aida

All'Arena di Verona va in scena il rito dell'Aida
All’Arena di Verona va in scena il rito dell’Aida

Sempre affascinante la pur datatissima «Aida» che dal 1913, attraverso la sapiente rilettura di Gianfranco De Bosio, ormai da anni è diventata appuntamento di tradizione per il Festival areniamo .

Lo spettacolo si conferma delizioso e di ottima tradizione, in scena é presente tutto ciò che serve alla narrazione di Ghislanzoni ma nulla di più. Né una sfinge, né un obelisco, né una palma di troppo compare in questo allestimento di raro equilibrio che, pur con qualche effetto gratuito ( non tanto i cavalli in scena quanto il loro saluto al loro ingresso nel trionfo stile ‘dressage’) si conferma teatralmente efficace e di rara armonia .

Il soprano Hui He , nel ruolo del titolo , si confermava professionista di vaglia sfoggiando una timbrica adattissima a questo particolare ruolo verdiano , impreziosita da raffinati filati e preziose mezzevoci . Certo, a volte il suono è leggermente calante e le note estreme non raggiungono la necessaria completezza e rotondità ma sostanzialmente, il personaggio è ben tratteggiato vocalmente e la cura al fraseggio é sempre costante e misurata e non è poca gloria in questo ruolo .

All'Arena di Verona va in scena il rito dell'Aida
All’Arena di Verona va in scena il rito dell’Aida

Pur costante nella prestazione vocale e di sicura professionalità, il tenore Walter Fraccaro restava ancorato ad un’emissione monocorde che non gli consentiva alcuna sensibilità espressiva ed il suo Radamès rimaneva costantemente improntato sul versante guerresco , concedendo ben poco all’ aspetto più lirico del personaggio.

Ildikó Komlósi, sotto il profilo vocale, risolveva sommariamente la sua Amneris cercandone una maggior caratterizzazione in palcoscenico così come Ambrogio Maestri tratteggiava in maniera sostanzialmente roboante il suo Amonasro.

Interessante per vocalità ma un po’ carente nel registro basso Rafal Siwek nel ruolo di Ramfis mentre assai bene si portava Carlo Cigni nel ruolo del Re.

Completavano il cast: Francesco Pittari ( un messaggero) e Alice Marini ( sacerdotessa) .

Da segnalare la prova dei ballerini Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo .

Professionale ma senza una particolare impronta interpretativa la direzione del M. Julian Kovatchev alla guida dell’Orchestra della Fondazione e distratto il Coro diretto dal M. Vito Lombardi .

Arena piena ma non certo gremita .

Silvia Campana