Crítica de Dido and Aeneas de Purcell. Verona

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Dido and Æneas è il terzo titolo in cartellone per la Stagione lirica 2012-2013 del Teatro Filarmonico di Verona. Rappresentata al Teatro Ristori, in quanto questo ente e la Fondazione Arena di Verona hanno rinnovato anche per l’annuale stagione la collaborazione, iniziata con l’inaugurazione del Teatro restaurato lo scorso anno.
Il maestro Paolo Gavazzeni, al momento di assumere la direzione artistica dell’Arena, si era impegnato di portare l’opera barocca per i giovani al teatro Ristori. Il maestro Gavazzeni è stato di parola ed ecco questo nuovo ed interessante allestimento di Dido and Aeneas.
Suddivisa in tre atti su libretto di Nahum Tate, è la prima opera di Henry Purcell. La vicenda si rifà all’episodio del Quarto libro dell’Eneide di Virgilio in cui il guerriero Enea fuggito da Troia sbarca a Cartagine, dove incontra la regina fenicia Didone (chiamata anche Elissa) che l’accoglie nel suo palazzo e nel suo cuore. Quando l’eroe riprenderà la via del mare su consiglio degli dèi, a Didone non resterà che il suicidio.
Il Dido and Æneas di Purcell prende anche spunto dall’opera di John Blow Venus and Adonis del 1683 e da un poema del 1686 di Tate, da cui ricava i personaggi della Maga e delle Streghe quali allegorie politiche del Cattolicesimo romano, che convincono Enea-Giacomo II ad abbandonare Didone che rappresenta l’Inghilterra e il popolo britannico. La prima rappresentazione dell’opera risale con data incerta al 1689 presso il collegio femminile Josias Priest’s Boarding-School del quartiere londinese di Chelsea.
La mitologica vicenda dei due amanti è stata proposta a Verona con la regia di Marina Bianchi, con scene e costumi di Leila Fteita e coreografia di Maria Grazia Garofoli.
Marina Bianchi fonde elementi antichi e moderni. Riesce nel suo intento di dare attualità ed energia allo spartito di Pucell, nonostante alcuni elementi incongrui e di disturbo. Coerente e raffinata l’ambientazione contemporanea dettata però solamente dai costumi non particolarmente significativi e poco caratteriali dei personaggi. Poteva benissimo essere evitata l’intromissione di una voce recitante amplificata durante i vari atti: questo ha fatto perdere notevolmente il sapore poetico e romantico della vicenda ed ha spezzato con disturbo la continuità musicale dell’opera. Benché brava, la voce di Ermelinda Pansini, anche perché amplificata, era decisamente fuori posto.
L’inserimento di ballerini se da un lato ha reso la rappresentazione vivace e fluida, dall’altro ha dato l’idea di troppa confusione sul palcoscenico, per una pagina musicale molto intimista.
Afferma Marina Bianchi: Quella dell’opera di Purcell è una storia che attraversa i secoli, le genti, le nazioni e arriva intatta a noi, nella sua agghiacciante verità. Didone è una donna potente, intelligente, forte nella gestione della rete degli affari pubblici ma estremamente fragile nella relazione privata; Enea è lo straniero coraggioso, intrigante. Per Didone è l’occasione di amare al di fuori delle ragioni di stato. Ma l’amore non appartiene alla sfera pubblica e lei, per non rinunciare al suo status di regina, non può che farsi abbandonare. E il suo palazzo, che domina la scena, si sgretola e scompare a poco a poco durante l’opera, lasciando nel finale solo le nude colonne assorbite dal mare livido.
Infatti il Palazzo di Didone domina tutta l’opera attraverso la bella scenografia, veramente suggestiva. Il Palazzo ricorda tantissimo quelle costruzioni romane edificate dentro alle rovine; infatti dell’antico conserva le imponenti colonne e poi un luogo impenetrabile chiuso agli influssi esterni. La scena della Grotta invece apre il Palazzo al centro, mostrando anche nell’architettura un primo segno di cedimento: il male si insinua dalla Maga, gelosa dell’amore di Didone. Scena di grande effetto visivo, in cui la Maga (una Circe…) esce portando al guinzaglio come cani rabbiosi cinque uomini nudi. Poi la scena del Boschetto porta via un altro pezzo del Palazzo, per creare il luogo dove la regina si abbandona all’amore, fino alla voce del dio Mercurio che comanda la partenza di Enea. Infine nell’ultimo atto, il Palazzo si apre completamente e sprofonda nel mare, quel mare livido che porta via l’eroe, annega il Palazzo e inghiotte l’infelice Didone; decisamente la parte più riuscita dell’allestimento.
Sul podio del Teatro Ristori alla direzione dell’Orchestra dell’Arena di Verona il Maestro Stefano Montanari, alla guida dell’Orchestra dell’Arena. Il maestro Montanari è uno specialista del repertorio barocco e primo violino all’Accademia Bizantina di Ravenna, uno dei complessi più titolati e apprezzati nel mondo, e ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, perciò l’opera di Purcell era nel suo dna e lo ha dimostrato con una eccellenza e una dinamicità espressiva non comune. Il maestro Montanari ha inserito nell’opera tre brani non di Purcell: una Suite che si è aggiunta alle altre otto, una Ciaccona e una Sarabande scritta da un certo Nicola Mattei, un violinista che influenzò la musica inglese al tempo di Purcell.
Roberta Invernizzi in Didone ricopre il ruolo in modo convincente. La Invernizzi è un soprano ormai riconosciuta a livello mondiale, come punto di riferimento assoluto nel campo della musica vocale barocca e lo ha pienamente dimostrato, dando al personaggio una interpretazione eccellente grazie anche alla bella voce e alle brillanti variazioni e ottimi acuti.
Leonardo Cortellazzi è stato un Enea impeccabile, a proprio agio vocalmente, cesellando bene il ruolo dell’eroe troiano.
Maria Hinojosa Montenegro è stata una raffinata e applaudita Belinda. Ha dato un corpo e una personalità al personaggio con la sua bella voce completa per il repertorio barocco.
Marina De Lisio nel ruolo della Maga ha offerto belle e morbide bruniture, pienamente nel personaggio.
Ricordiamo anche gli altri cantanti, che hanno saputo affrontare i loro ruoli con grande dignità e consapevolezza del repertorio barocco. Irene Favro (seconda donna), Alessia Nadin (prima strega), Elisa Fortunati (seconda strega), Teona Dvali (Spirito), Paolo Antognetti (primo marinaio).
Una menzione di merito per il coro dell’Arena di Verona, preparato dal maestro Armando Tasso, per la eccellente prova.
Il Teatro Ristori presentava qualche posto vuoto (troppi però per una prima), un pubblico entusiasta per questa rappresentazione così bella musicalmente e poco rappresentata.
L’allestimento è generalmente piaciuto ma contestato nelle dinamiche prima descritte.
Opera in 3 atti di Henry Purcell
Libretto di Nahum Tate

Teatro Ristori, Verona
19 febbraio 2013

Interpreti
Didone Roberta Invernizzi
Belinda Maria Hinojosa Montenegro
Maga Marina De Liso
Prima Strega Alessia Nadin
Seconda Strega Elisa Fortunati
Spirito Teona Dvali
Enea Leonardo Cortellazzi
Marinaio Paolo Antognetti
Attrice Ermelinda Pansini

Direttore Stefano Montanari
Regista Marina Bianchi
Scene e costumi Leila Fteita
Coreografia Maria Grazia Garofoli
Lighting designer Paolo Mazzon

Mirko Bertolini