Crítica de L’Olimpiade di Josef Mysliveček

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Teatro Comunale di Bologna

 

 

Per la prima volta in scena in epoca moderna, L’Olimpiade del boemo Josef Misliveček, viene realizzata grazie all’edizione curata da Marco Beghelli con la collaborazione di Michele Vannelli. L’Olimpiade, un allestimento del Teatro Comunale di Bologna,  è l’esito finale e più importante del primo anno di attività di PerformingArtsYard, il Cantiere Transnazionale per la formazione e l’inserimento occupazionale nell’ambito dello spettacolo dal vivo attraverso la creazione di percorsi integrati, che vede come capofila Fondazione Ater Formazione ed è composto, oltre alla Scuola dell’Opera Italiana, da altri 4 partner di grande importanza nel panorama della formazione e produzione culturale e di spettacolo in Emilia-Romagna e a livello nazionale – la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone, la Fondazione Teatro Due di Parma, la Cooperativa Arrivano dal mare!, la Fondazione Nazionale della Danza.

Josef Mysliveček è un compositore boemo, nato a Praga nel 1737, tra i più prolifici della sua epoca e, purtroppo, dimenticato ed eclissato dall’evento Mozart. Al suo attivo rimangono ben 27 opere liriche, diversa musica vocale sacra e profana, musica per orchestra e da camera: un autore perciò veramente completo. Benché considerato il padre dell’opera ceca, e benché fosse senz’altro uno dei primi compositori cechi a diventare un famoso operista, bisogna osservare che il suo linguaggio operistico non presenta caratteristiche propriamente ceche, bensì solamente quelle dell’opera seria italiana. Mysliveček rimase sempre fedele alle convenzioni dell’opera seria italiana, senza approfondire gli aspetti drammatici nelle sue opere.

La fama contemporanea di Mysliveček la si deve all’Italia, dove videro la luce quasi tutte le sue opere e dove venne soprannominato il divin Boemo. Nel 1770 Mysliveček incontrò a Bologna il giovane Wolfgang Amadeus Mozart, (che in una lettera ebbe a dire di lui «Egli trasuda fuoco, spirito e vitalità») incontro dal quale nacque una profonda amicizia, anche con il padre Leopold. Il giovane Mozart divenne un fervido ammiratore della musica del compositore ceco, che pare abbia avuto una profonda influenza sui suoi lavori giovanili. Il 15 maggio 1771 diventò «accademico filarmonico» di Bologna. Il 4 febbraio 1781, morì a Roma in miseria, malato e deformato dalla sifilide e quasi dimenticato. Certamente non ebbe maggiore successo dopo la sua morte, in quanto le sue opere caddero ben presto nell’oblio. Mysliveček è particolarmente, perciò, legato alla città felsinea. Al Teatro Comunale viene rappresentata, per la prima volta, nel 1770, l’opera Nitteti, su libretto sempre di Metastasio; poi l’incontro col giovane Mozart, nel suo soggiorno bolognese come allievo di Padre Martini; e infine come membro onorario della locale Accademia Filarmonica.

L’Olimpiade è l’ottava opera scritta da Mysliveček per il Teatro san Carlo di Napoli, segno di una profonda collaborazione e fiducia con il Teatro partenopeo. Il suo successo napoletano è senza dubbio dovuto alla classica tradizionalità delle sue opere, che incontravano particolarmente il gusto del pubblico di Napoli.  L’Olimpiade andò in scena il 4 novembre 1778, giorno onomastico del re di Spagna, padre del re Ferdinando di Borbone. Il libretto del Metastasio fu una garanzia, ma anche la scelta di cantanti di fama tra cui il castrato Marchesi, portarono al pieno successo l’opera. Dopo la recita napoletana non si ha più notizia di altre rappresentazioni ed è caduta nel pieno oblio fino ad oggi. L’opera, fedele quasi in toto al libretto metastasiano (utilizzato poi anche altri 60 compositori), si compone di 23 numeri musicali.

Mettere in scena un opera che appartiene al periodo post barocco, si rischia sempre di cadere nella trappola della banalità o dello scontato, per volere sopperire alla mancanza di azione attiva a cui ci hanno abituato le opere del melodramma ottocentesco. Questo rischio l’ha colto il regista praghese Luděk Golat, già direttore artistico prima e sovrintendente poi dell’Opera del Teatro Nazionale di Moravia-Slesia. Golat, regista di grande esperienza e valido conoscitore dei meccanismi teatrali, pone l’accento soprattutto sull’energia musicale della partitura di Mysliveček e non esce da una lettura classica dell’opera, però cade in alcune banalità che non passano inosservate; buona l’idea di avere sulla scena sempre le deità dell’Olimpo, a cui appunto l’agone era dedicato, e come custodi vigili e attenti dell’operato umano; discutibili i suoi inserimenti pseudo umoristici che si allontanano dal dramma intenso dei personaggi; poco colta la caratterizzazione psicologica di questi e soprattutto poco distinti i ruoli dei personaggi stessi: il tutto viene percepito come un gioco di bambini. Bella la scene di Stefano Iannetta, praticamente unica, ma efficace. Brutti i costumi di Patrizia Gilli, più adatti ad un film peplum.

Giovanissimi i cantanti, alcuni decisamente bravi che fanno ben sperare per il futuro.

Il tenore giapponese Yasushi Watanabe in Clistene dimostra una buona tecnica, ma delude quando si tratta di potenza vocale, di fraseggio e di dizione.

Erika Tanaka nel ruolo di Aristea si rivela una delle migliori voci della serata, certamente dovrà migliorare alcune tecniche, ma la base è ottima e la voce ineccepibile.

Maria Teresa Leva nel ruolo di Argene ha una voce calda, piena e graziosa, brava e pienamente nel ruolo.

In Licida il controtenore Carlo Vistoli ha convinto pienamente: la sua voce non ha mai ceduto e si è dimostrata all’altezza della situazione, risultando efficace e pulita.

Il soprano turco Pervin Chakar nel ruolo di Megacle ha dato una prova più che sufficiente con una voce piacevole e dagli acuti puliti.

Buona anche la prova di Saltan Akhmetova in Alcandro. Negativa quella, infine, di Pasquale Scircoli nel ruolo di Aminta.

Efficace e appropriata la direzione del maestro céco Oliver von Dohnányi, sino al 2007 direttore principale del Teatro Nazionale di Praga, alla guida dell’Orchestra del Comunale.

Discreta prova per il coro del Comunale, in una serata poco smagliante.

Lo spettacolo, poi, ha visto sulla scena un nutrito gruppo di artisti che, oltre ai  cantanti, ha contato 5 acrobati, 12 attori, 2 ballerini.

Complessivamente uno spettacolo più che sufficiente, penalizzato, forse, troppo dal taglio di saggio musicale che si è voluto dare: pochissimo pubblicizzato, ne risultava che la sala del Bibbiena era quasi vuota; se non altro meritava per la possibilità di ascoltare la musica di Josef Mysliveček che è risultata piacevolissima e molto vicina al giovane Mozart, e poi per alcune belle voci che, senza dubbio, si imporranno presto sulla scena lirica.

23 novembre 2012

 

Dramma musicale in tre atti

Libretto di Pietro Metastasio

 

Clistene: Yasushi Watanabe

Aristea: Erika Tanaka

Argene: Maria Teresa Leva

Licida: Carlo Vistoli

Megacle: Pervin Chakar

Alcandro: Saltan Akhmetova

Aminta: Pasquale Scircoli

 

Maestro concertatore e Direttore d’orchestra: Oliver von Dohnànyi

Regia: Ludek Golàt

Scene: Stefano Iannetta

Costumi: Patrizia Gilli

Luci: Daniela Naldi

 

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Allestimento del Teatro Comunale

 

 

Mirko Bertolini