Crítica de «Nabucco». Cagliari

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7 ottobre 2012. Teatro Lirico                              

Anna Brotuz

Passioni e intrighi sulla scena in un “Nabucco” raffinato e coinvolgente, incastonato nella Stagione Lirica e di Balletto del Teatro Lirico di Cagliari: pagine amare della storia del popolo ebraico rivivono nella mise en scène – quasi emblematica in tempi drammatici per l’arte e la società, fra venti di crisi e tagli alla cultura – firmata da Leo Muscato, giovane e brillante regista e drammaturgo, a confronto con un’opera conosciutissima e amatissima di Giuseppe Verdi. La Fondazione cagliaritana ripropone uno dei più apprezzati capolavori della tradizione del melodramma – dopo il “Don Quichotte” visionario di Jules Massenet e l’insolito dittico de “Le Rossignol” di Stravinskij e il “Gianni Schicchi” di Puccini, e le atmosfere giocose seppur tra note satiriche de “Le nozze di Figaro” di Mozart – in una facies insieme “classica” e moderna, grazie all’intelligenza e sapienza registica nel calibrare istanze e novità espressive sul “cuore” musicale del melodramma, nell’incalzare degli eventi tra continui coupes de théâtre. Nella trama s’intrecciano destini di re e popoli, donne innamorate, guerrieri e sacerdoti: la figura di Nabucodonosor, il sovrano assiro le cui gesta (in particolare la conquista di Gerusalemme) hanno lasciato un’eco nei secoli attraverso i testi biblici, spicca nella sua umanissima grandezza; il suo potere, la forza delle armi e la nota ferocia atterriscono i vinti e incutono timore nei sudditi. La superbia di chi ardisce sfidare il divino è però subito punita, Nabucco precipita dal trono alla polvere, la follia ne offusca la mente e un male misterioso indebolisce le membra, il re trionfante è “l’ombra” di sé stesso, quasi a incarnare l’incostanza della fortuna. Quel fulmine che colpisce il sacrilego, distruttore del tempio, trova forma icastica, diventa segno riconoscibile in una grammatica scenica in cui la luce definisce l’atmosfera, scolpisce temperamenti e stati d’animo, sottolinea il contrasto tra la quiete della casa del Signore e lo sfarzo della corte, l’inquietudine degli assediati su cui splende il “verbo” della Torah, il silenzio dei riti e i segreti incontri dei perseguitati e la concretezza degli schieramenti del popolo guerriero. Una qualità a tratti “caravaggesca” affiora nel racconto per quadri creato da Muscato, con il disegno luci di Alessandro Verazzi a ridefinire contorni e vibrazioni cromatiche delle scenografie di Tiziano Santi e dei costumi di Silvia Aymonino in cui l’iconografia arcaica si riflette nella realtà presente, sottolineando continuità e contiguità, in una interessante stratificazione culturale.

Nell’attingere alla Storia tra riflessi del gusto e precedenti mises en scène – il libretto di Temistocle Solera trae spunto dal “Nabuchodonosor” di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal “Nabuccodonosor” danzato di Antonio Cortesi – il compositore di Busseto privilegia il carattere dei personaggi, senza troppo indulgere in sfumature psicologiche, quanto piuttosto sui contrasti e i conflitti alle radici dell’azione. In un affresco vivace e “animato” da un susseguirsi di colpi di scena che mutano il corso degli avvenimenti, risalta soprattutto il nodo delle passioni: l’amore propotente e distruttivo di Abigaille, figlia di Nabucco, per l’ebreo Ismaele, invaghito invece della sorella di lei Fenena, per la cui salvezza “tradirà” il suo popolo; l’ira pericolosa e la ferrea volontà di comando del re assiro, disposto (forse) a sacrificare la figlia, ostaggio dei nemici (o forse solo a fingere la resa) per poi trarne crudele vendetta. Se i giovani ardono d’amore, e Nabucco gusta l’aspro sapore della gloria e del sangue, ai vecchi spettano scelte difficili: il sacerdote Zaccaria a capo degli Ebrei si confronta dolorosamente con il silenzio di Dio; lo stesso re assiro malato e prigioniero, precocemente invecchiato implora perdono e pietà per Fenena contro la vendicativa Abigaille, ritrova il senso degli affetti e infine, con una nuova saggezza, si fa portatore di libertà e giustizia secondo la volontà divina. Le vittorie degli Assiri e la deportazione degli Ebrei, da cui si leva magnifico e struggente il canto dell’esilio, quel “Va pensiero” che regala tra gli applausi un ultimo bis, rappresentano l’ordito su cui s’intesse la trama complicata delle ambizioni di Abigaille, figlia primogenita di Nabucco, indecisa tra un amore impossibile e la sete di potere, usurpatrice del trono e l’altra figlia del re Fenena, convertita alla religione ebraica, in bilico tra le ragioni della mente e del cuore e i precetti della nuova fede. Muscato coglie e asseconda il moltiplicarsi dei punti di vista, tra la tragedia del popolo ebraico e le tensioni xenofobe nel regno di Babilionia, gli intrighi di corte e le sommosse durante l’assenza del temuto re Nabucodonosor, impegnato sul fronte; ma anche le divisioni interne e lo sdegno dei vinti al sospetto di un tradimento, la fragilità e l’audacia del sacerdote che infiamma il suo popolo, voce in terra di un dio guerriero.

Grande successo sul palco cagliaritano di Dimitra Theodossiou nella parte di Abigaille. Affascinante e ardua, l’affermato soprano greco  restituisce in pieno la compessità del personaggio sia vocalmente che dal punto di vista interpretativo della protagonista: donna crudele e spietata, ma anche tenera, disposta a sacrificare tutto per amore, capace d’intrighi e inganni, rimpianti e sanguinose vendette, in pieno investita del fulgore e del ruolo di regina assira e degna erede del temibile Nabucco (quasi a riscattare le sue vere origini – scopertasi “stirpe di schiavi” – con audacia e ferocia all’altezza del suo rango).

La difficoltà di una doppia metamorfosi – da guerriero a prigioniero malato a saggio re  – trova perfetta rispondenza nella duttilità espressiva di Paolo Coni, raffinato interprete verdiano che regala un eccellente Nabucco, in cui risuonano le corde di una fierezza indomabile, pur nella fragilità, la temerarietà della sfida e la certezza della sua forza.

Slancio e giovanile ingenuità per l’Ismaele di Alessandro Liberatore; Mattia Denti intepreta bene la fermezza e il coraggio nel segno della fede del sacerdote Zaccaria; Mentre la Fenena di Tiziana Carraro si distingue per la femminile dolcezza e la voce incantevole. Completano il cast Seung Pil Choi nel ruolo del Gran Sacerdote degli Assiri, Nicola Pamio che interpreta il fido Abdallo e Francesca Secondino nel ruolo della saggia Anna.

Protagonisti del “Nabucco” – nel nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, in coproduzione con l’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” di Sassari – il coro e l’orchestra della Fondazione cagliaritana con l’ottima direzione di Donato Renzetti, capace di cogliere tutte le sfumature della partitura e di dare risalto alle vocalità degli interpreti, in una perfetta sintesi tra azione e musica, intenzione e espressione, nella riuscita trasposizione scenica della partitura di Giuseppe Verdi, sul filo delle melodie e dei nitidi accenti, secondo le regole, e la magia delle emozioni del melodramma. Un capolavoro dell’Ottocento che conserva una sorprendente attualità: nell’amarezza dell’esilio, nella sete di dominio, nei velati contrasti religiosi e etnici si riconoscono questioni del presente e al ricordo di remote battaglie si sovrappone l’immagine di recenti cronache di guerra, da Gerusalemme a Babilonia, dalla Palestina alla Mesopotamia, e l’ambizione, l’inganno, l’intrigo, le passioni appartengono ancora e alla sfera dell’umano, troppo umano. Una nota d’attualità è poi alla fine, nel rito degli applausi, quando il cast si accalca sul palco e fin dalla sera della prima, ogni volta appaiono elmi che, quasi caschi da operai, lanciano un segnale di solidarietà verso i lavoratori di fabbriche e miniere colpiti dalla crisi… L’arte del compositore di Busseto affiora già nell’opera che ne rivelò il talento, e impreziosisce di effetti teatrali una materia squisitamente musicale, in uno spettacolo – reso possibile dalla maestria degli interpreti, direttore e regista, compagnie di canto, orchestra e coro (diretto da Marco Faelli), tecnici e maestranze etc. – avvincente e ricco di pathos.

Nabucco Paolo Coni 

Ismaele Alessandro Liberatore
Zaccaria Mattia Denti
Abigaille Dimitra Theodossiou
Fenena Tiziana Carraro
Il Gran Sacerdote Seung Pil Choi
Abdallo
 Nicola Pamio
Anna Francesca Secondino

maestro concertatore e direttore
 Donato Renzetti
Orchestra e Coro del Teatro Lirico
maestro del coro Marco Faelli

regia Leo Muscato
scene Tiziano Santi
costumi Silvia Aymonino
luci Alessandro Verazzi

nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari
in coproduzione con l’Ente Concerti «Marialisa de Carolis» di Sassari

Anna Brotzu