Crítica de Rigoletto de √erdi

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Teatro Regio di Parma 12 ottobre 2012

 

Mikro Bertolini.

 

Il Festival Verdi di Parma 2012, ha aperto le sue porte guardando con timore al futuro, infatti il 2013 sarà il bicentenario della nascita del grande maestro di Busseto e ancora non si è potuto ultimare l’ambizioso progetto di rappresentare l’intera opera omnia verdiana in dodici anni (2001 – 2013); le impreviste crisi economiche italiane e parmigiane (con annessi strascichi politici), non hanno certamente facilitato questo programma. Il previsto e atteso Otello è stato sostituito in corso d’opera con un Rigoletto che faceva ben sperare – a ragion veduta – in un successo. Ed è così stato. Il Rigoletto ha aperto infatti questa edizione del Festival Verdi. Non un Rigoletto di nuova produzione ma un Rigoletto che ha fatto la storia negli allestimenti del Regio di Parma, quello che il compianto maestro Pierluigi Samaritani (prematuramente scomparso nel 1994) aveva realizzato nel 1987. Una produzione storica, che ha girato per diversi teatri nazionali e non, riscuotendo sempre un plauso enorme. La regia del maestro Samaritani, è ripresa da Elisabetta Brusa in omaggio alla sua memoria, anche se – come è prevedibile – la Brusa non ha saputo cogliere in pieno gli aspetti pittorici e illuminotecnici voluti dal regista piemontese.  L’aspetto generale è nel pieno della classica tradizione operistica, e si è piacevolmente immersi in un’atmosfera di epoca d’oro dei teatri lirici, in cui le opere erano rappresentate senza badare a spese e con allestimenti che gratificavano oltre che l’udito anche l’occhio! La regia di Samaritani è perfetta sotto ogni punto di vista (e questo fa doppiamente rimpiangere la sua scomparsa!), nulla fuori posto, la bellezza dell’immagine e del movimento traspare in ogni momento e nei magnifici costumi, oltre che nelle scene imponenti e veramente belle. Nel primo atto prima una grande tavola imbandita in un salone “affrescato” che riprende una sala del Palazzo Ducale di Mantova, e poi la cucina di Rigoletto assolutamente realistica (completa di ampio camino a destra, strategica tenda a sinistra e una bella lunetta di tema sacro sopra la porta di ingresso in fondo), vista sia da dentro che da fuori al momento del rapimento; nel secondo una specie di anfiteatro rinascimentale sormontato da una loggia aperta verso un cortile; nel terzo una torre diruta sulle rive del Mincio con le canne che ondeggiano al vento di tempesta. Con ottimi effetti di luci come quello che ci ricorda la nebbia mantovana sempre presente quando in scena c’è Sparafucile sia nel primo che nel terzo atto (nebbia che si dissolve col temporale svolto col coro dietro le quinte e alcuni arbusti mossi a tempo).

La storia, tratta da Le roi s’amuse di Victor Hugo, si presenta complessa e originale rispetto agli schemi tipici del melodramma ottocentesco ricorrenti in tante opere del Cigno di Busseto. Non per niente il compositore e il librettista Francesco Maria Piave dovettero affrontare l’opposizione della censura austriaca, che nel 1851 li costrinse a trasformare il dissoluto re di Francia Francesco I nel duca di Mantova e cambiare l’immorale titolo in Rigoletto appunto. Il dramma è costruito sul binomio amore/vendetta e ne è protagonista un buffone di corte in cui malvagità e sete di vendetta convivono con un commuovente amore paterno. Colpevole di aver deriso il conte di Monterone, la cui figlia è stata disonorata dal duca di Mantova il gobbo Rigoletto è colpito dalla maledizione di lui, e comincia a scontarne gli effetti quando i cortigiani, per deriderlo, rapiscono Gilda, creduta da tutti la sua amante. Quest’ultima ha nel frattempo conosciuto in segreto le lusinghe dello stesso duca di Mantova, che l’ha conquistata sotto le mentite spoglie di uno studente povero ignorandone a sua volta l’identità. Una volta svelata la parentela ai cortigiani e ascoltato il racconto della figlia, Rigoletto giura Vendetta tremenda vendetta.
L’ambiguo duca di Mantova, la cui frivolezza è messa in risalto nella celebre aria La donna è mobile, seduce dunque il contralto Maddalena nell’osteria del fratello Sparafucile, sicario pagato da Rigoletto per ucciderlo. Gilda e Rigoletto osservano la scena da un piano sfalsato della scenografia, caratterizzata da un suggestivo effetto di sovrapposizione dentro/fuori. Non riesce a credere alle sue orecchie, eppure dice di amarlo ancora, mentre Rigoletto sfoga la sua rabbia. Il duca viene intanto salvato dalla lama del sicario per intercessione di Maddalena, la quale, sedotta a sua volta, ha nel frattempo convinto il fratello a uccidere il primo avventore notturno della locanda al posto della vittima predestinata. E l’avventore, niente meno, decide di essere la consapevole Gilda, che finisce così infilzata, nascosta in un sacco e restituita in fin di vita al mandante del delitto, vale a dire suo padre. Il pathos dell’opera raggiunge il suo culmine quando il buffone sente il duca cantare La donna è mobile e fiuta l’inganno, svelando sotto la tela il busto della figlia esanime in un duetto conclusivo che non può che sancire l’approvazione finale.

Un cast degno dell’allestimento, che ha suscitato apprezzamento unanime.

Nel ruolo del titolo Leo Nucci. Già nel cast della produzione del 1987, Nucci è un Rigoletto inossidabile! Ormai, dopo oltre cinquecento recite del gobbo verdiano, il baritono emiliano è il massimo interprete di questo personaggio: fisico asciutto e ricurvo, mobilissimo anche se quasi claudicante, tragicomico nel costume colorato del giullare con grande cappello piumato, drammatico negli abiti neri del padre, la faccia segnata dal dolore, gli occhi sbarrati nell’incredulità e carezzevoli nell’amore per la figlia, il piglio bruciante nell’invettiva e nella vendetta. Un grande attore, che rende ogni volta un Rigoletto sempre più profondo, sempre più intimo, tanto che ormai non riusciamo più a scindere Leo Nucci da Rigoletto! Ma in primo luogo Nucci è un cantante di primo livello, disposto perfino a rinunciare alla brillantezza del suono pur di trasmettere la soffocata angoscia della frase che sta pronunciando e che fa sfoggio di potenza vocale solo quando serve al dramma. Come non ricordare i suoi Cortigiani di vil razza dannata oppure il Si vendetta che hanno mandato in delirio il pubblico parmigiano e che hanno costretto Nucci a bissare quest’ultimo! ogni frase, ogni accento usciva dal cuore, il canto valorizzava i dettagli e attuava il concetto verdiano di parola scenica, la voce ancora ampia, sicura, timbrata, ferma ed estesa si piegava alle esigenze della scrittura musicale. Un grande interprete.

Ottimo debutto dell’australiana Jessica Pratt al Regio, nel ruolo di Gilda. Forte della sua tecnica perfetta e del ricco timbro vocale che non perde pienezza nemmeno nelle frasi più acute, è finalmente una Gilda altamente credibile. Impeccabile nei lunghissimi filati e nelle mezze voci, nel canto sul fiato e nell’uso della messa di voce, perfetta nell’interpretazione di una parte di soprano belcantista (sovracuti compresi) velato di drammaticità, la Pratt ha dato vita ad un personaggio dolcissimo e schivo, capace di illuminarsi con gli slanci e i guizzi della sua voce cristallina. Ha proposto con bravura innanzitutto l’ aria Caro nome, evidenziandone ingenuità e lirismo, ma non leziosità, per giungere sino al duetto finale V’ho ingannato, dove sono emerse le potenzialità dell’artista nel gioco dei portamenti.

Molto buona la prova del tenore Piero Pretti, anche lui al debutto parmigiano; un Duca di Mantova intento a far emergere, sin dalla ballata Questa o quella, i caratteri di un personaggio dai modi aristocratici ed eleganti, ma altrettanto capricciosi e superficiali, così come talvolta affettuosi e appassionati. Un tenore dalla voce ben impostata. Buona tecnica e bella voce. Fraseggio curato, nessun problema sui pezzi solistici, accattivante e convincente nel duetto con Gilda; ha affrontato con naturalezza il registro acuto e quello sovracuto, attirando applausi nelle arie più famose.

Lo spagnolo Felipe Bou in Sparafucile ha reso il personaggio credibile, ma con poco smalto vocale; così pure la Maddalena di Barbara Di Castro: dignitosa, ma poco incisiva.

Efficaci, nei rispettivi ruoli Alisa Dilecta come Giovanna, George Andguladze come Monterone, Valdis Jansons, come Marullo, Patrizio Saudelli, Alessandro Busi, Leonora Sofia e Alessandro Bianchini che interpretano nell’ordine Matteo Borsa, il Conte di Ceprano, la Contessa di Ceprano e un usciere di Corte con l’aggiunta, per Leonora Sofia, dell’intervento nel ruolo del paggio della Contessa.

Il Coro del Teatro Regio Di Parma, preparato eccellentemente dal Maestro Martino Faggiani, è stata molto soddisfacente sia per resa vocale sia per padronanza del palcoscenico.

Il giovane maestro Francesco Ivan Ciampa alla guida della validissima Filarmonica Arturo Toscanini (che ha sostituito insolitamente l’Orchestra del Teatro parmigiano), dipinge un Rigoletto tenebroso, dal clima scuro e nebbioso, donando al pubblico emozioni forti, tanto quanto gli interpreti principali. Purtroppo ogni tanto tende a un tempo un po’ troppo lento, dando un senso di discontinuità.

In un Teatro Regio completamente esaurito, dove era palpabile la voglia di rinascita e di tornare ad essere la capitale della buona e bella lirica, questo Rigoletto ha pienamente appagato il pubblico sempre più internazionale. Molti, tantissimi gli applausi in una serata veramente da non dimenticare.

Personaggi Interpreti
Il Duca PIERO PRETTI
Rigoletto LEO NUCCI
Gilda JESSICA PRATT
Sparafucile FELIPE BOU
Maddalena BARBARA DI CASTRI
Giovanna ALISA DILECTA
Conte di Monterone GEORGE ANDGULADZE
Marullo VALDIS JANSONS
Matteo Borsa PATRIZIO SAUDELLI
Conte di Ceprano ALESSANDRO BUSI
Contessa di Ceprano LEONORA SOFIA
Un usciere di corte ALESSANDRO BIANCHINI
Un paggio LEONORA SOFIA

Cavalieri, dame, paggi, alabardieri

Maestro concertatore e direttore  FRANCESCO IVAN CIAMPA

Regia   ELISABETTA BRUSA
ricordando PIER LUIGI SAMARITANI

Scene e costumi  PIER LUIGI SAMARITANI

Luci  ANDREA BORELLI

Maestro del coro  MARTINO FAGGIANI

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Allestimento del Teatro Regio di Parma

 

 

 

Mirko Bertolini