Dittico al Crocia di Novara

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Il direttore d’orchestra del dittico rappresentato al teatro Coccia di Novara ovvero Suor Angelica e Cavalleria Rusticana  è Daniele Agiman, dal 1999 titolare della cattedra di Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e dal marzo 2007  Professore Onorario di Direzione d’Orchestra presso l’Università Kurashiki Sakuyo in Giappone. Sotto la sua bacchetta l’orchestra Filarmonica Pucciniana, ricca di molti volti giovani, reagisce con entusiasmo e vivacità; la musica è vibrante sia in Puccini che in Mascagni e raggiunge momenti di alta espressività e toccante emozione. Per dovere di osservatore, in Cavalleria ha tenuto dei tempi lunghissimi soprattutto al primo quadro e poi al brindisi ampliando la durata  complessiva di circa venti minuti e questo, a mio sentire di non musicista, ma melomane storico, non giova troppo all’apprezzamento dell’insieme. La regia affidata a Gianmaria Aliverta è tradizionale con elementi di forte congiunzione tra le due opere che in Cavalleria sfocia in scene baroccheggianti curate da Francesco Bondì. Il movimento c’è ed anche in Suor Angelica, che pochi spazi lascia all’invenzione (salvo riambientarla e decontestualizzarla),   alcune idee registiche di Aliverta hanno segnato la vicenda e creato belle immagini. Significative le flagellazioni con il rosario ed interessante poi il rapporto Lola, Turiddu. Soprattutto in Suor Angelica i costumi sono particolarmente apprezzati per il bianco decorato delle diverse suore, salvo il bianco integrale per Angelica. I cantanti li ho sentiti in questa occasione per la prima volta: Elena Memoli è prima Angelica e poi Lola ed in entrambi i ruoli espone una bella voce dai toni brillanti e significativi negli acuti. Antonella di Giacinto, favolosa zia Principessa ed accorata Mamma Lucia esprime carattere e colore brunito che imprimono forza, passione e vitalità ai personaggi. Santuzza viene interpretata da  Marika Franchino con bella elasticità e sicura emissione avvalorata da un timbro passionale e sensibile.

I cori in entrambe le opere rivestono carattere di definizione e di ampiezza vocale e scenica: il Coro Ars Lyrica è diretto con vibrante rigore da Chiara Mariani e bel risultato ha dato anche il Coro Voci bianche della Fondazione Teatro Goldoni e del Teatro Coccia, curato da Laura Brioli.

A mio sentire le voci femminili hanno avuto maggior precisione e rilievo che non le voci maschili, seppur interpretazioni gradite ed applaudite. Turiddu  è interpretato da Rosolino Claudio Cardile che pur imprimendo maggior tempra, strada facendo, ha realizzato un Turiddu non eccessivamente passionale  e lo stesso vale per Matteo Jin che trasla Alfio senza tutto il sangue che scorre velocemente nelle vene, spinto dalle gelosia incontenibile e comprensibile. Le voci di entrambi comunque sono gradevoli e piacevolmente applaudite. Genericamente il canto ‘arriva bene’ e quindi un plauso va anche alle diverse interpreti delle suore, con una nota per suor zelatrice e la Badessa,  poi anche  in Cavalleria nella piazza siciliana.

La Musica vince sempre

Renzo Bellardone