Dramma e hybris nel bel Nabucco di Leo Muscato a Cagliari

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Dramma e hybris nel bel Nabucco di Leo Muscato a Cagliari
Dramma e hybris nel bel Nabucco di Leo Muscato a Cagliari

La crudeltà della guerra, con l’umiliazione dei vinti e il feroce trionfo dei vincitori, fa da contrappunto agli intrighi di palazzo, tra l’ambizione di una principessa che si scopre di oscure origini ma rivendica il potere e la mite sorella, vera erede al trono, attratta dalla fede nel Dio degli Ebrei: il Nabucco di Giuseppe Verdi – una tra le opere più note e amate – è un capolavoro d’efficacia narrativa, in cui s’intrecciano una pluralità di temi, aperti a molteplici chiavi di lettura.

Nella mise en scene firmata da Leo Muscato – riproposta in questi giorni (dal 2 all’11 ottobre) al Teatro Lirico di Cagliari per la Stagione Lirica e di Balletto 2015 – un sapiente gioco di luci e ombre, trasparenze e effetti speciali restituisce le cangianti atmosfere di un’opera ricca di coupes de théâtre, tra scene intimistiche e quasi sospese e altre ricche di pathos: momenti di angosciosa attesa e preghiera spazzati via dall’irrompere temerario dei soldati nel tempio, la segreta conversione della principessa assira e la durezza dell’anatema scagliato contro il giovane reo d’aver liberato un ostaggio (peraltro la donna da lui amata, minacciata di morte), ultimo baluardo contro l’incalzare delle armi nemiche.

Un raffinato racconto per quadri che costantemente mutano, trasformandosi l’uno nell’altro, quasi inavvertitamente, come in una visione cinematografica in cui il movimento di macchina permette di seguire le evoluzioni reali e metafisiche dei protagonisti: la quiete ombrosa del tempio, in un montaggio alternato, lascia il posto ai fasti della reggia, tra le stanze in cui Abigaille – ritenuta da tutti, lei compresa, figlia di Nabucco – scopre d’essere di stirpe servile, e dunque esclusa dalla successione e l’immensa sala del trono, simbolo del potere del re di Babilonia e della ricchezza e splendore del suo impero, fondato sulla guerra.

Abigaille – ferita e umiliata dalla rivelazione e decisa a vendicarsi – si lascia persuadere dal gran sacerdote, i magi e i grandi del regno che le chiedono di diventare regina per contrastare le troppo evidenti simpatie della principessa Fenena per gli Ebrei: l’usurpatrice si accinge a porsi in capo la corona allorché sopraggiunge il sovrano, a smentire la notizia di una sua presunta morte sul campo di battaglia, e riprendersi il regno vendicandosi dei traditori. Tremendo e spaventevole come un dio barbaro, il re assiro diventa il fulcro dell’azione, la sua inattesa apparizione sconvolge gli animi, come in un’eco risuonano le sue parole, ma è la quiete prima della tempesta: tutta la sua potenza guerriera rifulge e si sprigiona, ipnotica, finché nell’esaltazione del suo trionfo egli abbatte il simulacro di Marduk e si erge a divinità, sfidando Dio. Un fulmine si abbatte su di lui, l’hybris dell’uomo viene punita ed egli si ritrova inerme alla mercé dei nemici, prima fra tutti la falsa principessa; mentre Nabucco è prigioniero nel suo stesso palazzo, gli Ebrei in esilio sognano la patria perduta, ma la repressione si fa più spietata e i loro capi, e con essi Fenena, che ha abbracciato la nuova religione, vengono condannati a morte. Il re assiro si riscuote dal torpore alla vista della figlia in catene, chiede perdono al Dio degli Ebrei e con un manipolo di fedelissimi interrompe l’esecuzione, salvando così Fenena dal martirio, e libera i prigionieri; Abigaille, pentita si dà la morte con il veleno, e nel finale si leva un’inno a Jehova, preludio alla profezia di Zaccaria che predice il fulgido avvenire di Nabucodonosor, futuro «de’ regi il re».

Dramma e hybris nel bel Nabucco di Leo Muscato a Cagliari
Dramma e hybris nel bel Nabucco di Leo Muscato a Cagliari

Il fascino del dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera (ispirato al “Nabuchodonosor” di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo “Nabuccodonosor” di Antonio Cortesi) è in gran parte affidato alla musica di Giuseppe Verdi, capace di rendere con un meraviglioso senso del teatro le suggestioni e le atmosfere di un’epoca, tra congiure di palazzo e l’ansia di libertà dei vinti, mettendo in risalto le contrastanti passioni che ardono nell’animo dei protagonisti. La Storia in scena diventa materia vivente, il potente re degli Assiri è anche un padre, il grande conquistatore, colpito dall’ira divina, mostra tutta la sua fragilità d’uomo, quasi un novello Lear, il feroce guerriero terrore dei suoi nemici è anche un sovrano giusto e illuminato; nelle sue due figlie si riflettono vizi e virtù paterne, Abigaille, allevata come una principessa, ha il temperamento altero, il coraggio e la fierezza di una stirpe regale mentre in Fenena prevale la mitezza insieme alla nobiltà d’animo, ma entrambe (secondo un topos letterario e teatrale) sono innamorate dello stesso uomo, Ismaele, nipote del re di Gerusalemme. L’antagonista di Nabucodonosor è però Zaccaria, il sacerdote degli ebrei, guida spirituale e morale del suo popolo, interprete della volontà del Dio degli Eserciti: la sua saggezza illumina le menti, la sua fede incrollabile è fonte di speranza e conforto, nutrimento dell’anima tra i tormenti, fino al martirio, con la forza rigeneratrice di una rivelazione, di una visione che preconizza il destino del popolo eletto. Nel vivido affresco spicca il coro degli ebrei, accanto ai vari personaggi, ciascuno con una sua voce, un suo timbro che arricchisce di ulteriori sfumature la tavolozza sonora da cui prende forma il dramma.

La regia di Leo Muscato (ripresa da Alessandra De Angelis) trasporta la vicenda in una dimensione quasi astratta e senza tempo, specchio dell’infinita contesa tra i popoli, delle guerre infinite che attraverso i secoli insanguinano la terra, tra rimandi alle lingue e le culture semitiche e l’affiorare inquietante di un antagonismo religioso: se il coro “Va’ pensiero” durante il Risorgimento è diventato il simbolo del dolore delle genti oppresse e dell’Italia divisa e sottomessa allo straniero, gli echi del passato remoto rimandano all’instabilità politica odierna e ai conflitti armati in Medio Oriente. La geografia antica si sovrappone ai nuovi scenari e ai complessi equilibri della “mezzaluna fertile”, le campagne militari di Nabucodonosor alla guerra infinita che spesso in nome della fede, o meglio del petrolio, insanguina quelle regioni, spazzando via vite e sogni di libertà: come se il clangore delle antiche battaglie si mescolasse ai colpi di mortaio, alle esplosioni, all’invisibile miasma delle armi chimiche. Un’illusione favorita dalle belle ed evocative scenografie di Tiziano Santi, come dai costumi di Silvia Aymonino in cui si riconoscono fogge e tessuti di abiti tradizionali, immutati per secoli, accanto alle divise militari mutuate da antichi bassorilievi, sottolineati dal raffinato disegno luci di Alessandro Verazzi, ripreso da Marco Mereu, che suggerisce l’intersecarsi di diversi piani narrativi, con trasparenze come ricami, segni grafici che ricordano le scritture semitiche, ed effetti speciali per la caduta degli idoli e i segni della volontà divina.

Il successo del Nabucco– fin dal debutto nel 1842 al Teatro alla Scala – si riconferma anche per l’allestimento del Teatro Lirico di Cagliari (in coproduzione con l’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” di Sassari) firmato da Muscato e datato 2012, rimesso in scena tre anni dopo con Massimiliano Stefanelli sul podio, alla guida dell’orchestra e del coro della Fondazione, e un cast interessante, in cui spicca, anche per talento istrionico, il baritono sassarese Alberto Gazale nel ruolo del re assiro, accanto a Dimitra Theodossiou – un’intensa Abigaille – e a un convincente Simon Lim nei panni del profeta e gran pontefice degli Ebrei Zaccaria. Ismaele – figura d’eroe irrisolto, giovane e impetuoso, diviso tra la fedeltà al suo popolo e l’amore – ha il volto e la voce di David Sotgiu mentre la dolce Fenena, la principessa assira, è interpretata da una forse troppo acerba Lara Rotili (almeno la sera della prima, complice forse l’emozione, e un registro non perfettamente adatto alla parte); il Gran Sacerdote degli assiri è Carlo Di Cristoforo, il fido Abdallo è interpretato da Andrea Giovannini e Anna (sorella di Zaccaria) è Vittoria Lai.

Nel secondo cast interpretano i ruoli principali Leo An (Nabucco), Roberto Iuliano (Ismaele), Burak Bilgili (Zaccaria) e Susanna Branchini (Abigaille). Da segnalare l’ottima prova del coro cagliaritano (istruito da Gaetano Mastroiaco) che restituisce senso e profondità a una partitura celeberrima e amata, in cui l’ensemble vocale assume un ruolo fondamentale, incarnazione di un popolo sconfitto ma non vinto, in scene complesse e movimentate, struggenti e dense di emozione; e così la buona riuscita dell’orchestra, in un’esecuzione viva e incalzante, diretta da Massimiliano Stefanelli, che lascia poco spazio agli applausi di rito, privilegiando il ritmo dell’azione e l’architettura musicale.

La magia dell’opera rivive ancora una volta sul palco del Teatro Lirico di Cagliari con il “Nabucco” di Giuseppe Verdi – anche in una speciale versione ridotta pensata per bambini e ragazzi in cui il compito di condurre i giovanissimi spettatori sul filo delle note è affidato a uno strepitoso Massimiliano Medda en travesti nei panni di Fenena.

Anna Brotzu