Falstaff a Modena

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Falstaff a Modena
Falstaff a Modena

C’è tutto in questo “ Falstaff”, che la Fondazione Teatro Comunale di Modena dedica alla memoria di Mirella Freni grande interprete dell’opera ( debuttò quale Nannetta al Covent Garden di Londra nel 1960 e quale Alice nel 1980 alla Scala ), prodotta in sinergia dalla Fondazione Teatri di Piacenza, dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena e dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, ad ulteriore riprova di come e quanto la collaborazione tra realtà virtuose possa produrre spettacoli di levatura che, molte volte, giungono a superare le prestigiose produzioni di Enti che da questi livelli dovrebbero in realtà partire.

In questo caso il bravo regista Leonardo Lidi, smarcandosi dalla tradizione interpretativa del personaggio, si concentra sulla sua origine teatrale e dunque parte da Shakespeare che così bene ha saputo delineare il complesso personaggio di Falstaff che poi Boito e Verdi hanno donato al teatro in musica in una dimensione forse ancor più completa e sfaccettata.

Ed è proprio una scatola teatrale, pulita ed essenziale, che accoglie ed evidenzia i caratteri di quest’opera che sembrano giocare a rimpiattino tra gli spazi creati ( bella l’idea di ideare un secondo spazio immaginato attraverso l’apertura di alcune finestrine su di una parete della scatola scenica ), aiutati in questo da quattro mimi ( bravissimi peraltro ) che contribuiscono a creare un secondo piano di visione che ci aiuta ad entrare maggiormente in connessione con i personaggi e con l’ambiente che li ha cresciuti.

Quasi come in un teatro delle ombre questi folletti, che hanno l’astuzia di Puck e la brillantezza di Ariel, si muovono quasi danzando in scena, visualizzandoci la giovinezza di Sir John così come la sua furfantesca ribalderia. Tutto ciò, unito ad un lavoro raffinato sugli attori e ad un uso attento dello spazio, imposta uno spettacolo intelligente e brioso, rimandandoci la meravigliosa essenza del teatro: quello di essere uno spazio libero e pieno di energia in continuo mutamento, atto a creare un mondo di sogni che, con la sua continua dialettica con la realtà, giunge ad affascinarci straniandoci. Così dovrebbe essere il teatro e così è Falstaff, un brandello vissuto e colorato della nostra vita, che alterna ogni giorno dramma e burla.

Il personaggio del titolo è sempre stato un temibile banco di prova per tutti i baritoni che si sono cimentati ad interpretarlo; perennemente in bilico tra il buffo ed il patetico molti hanno provato a tratteggiarlo proprio potenziandone il più popolare e semplice aspetto farsesco ( che poco gli appartiene ), ma pochi si sono davvero messi alla prova attraverso uno studio attento che potesse comunicarne gli aspetti contrastanti ed umani.

Luca Salsi parte proprio dall’uomo Falstaff e, attento ad ogni sfumatura scritta in partitura, dona, grazie alla sua vocalità imponente ma forte di una misurata intelligenza teatrale, un ritratto completo e sfaccettato.

Così la sua tonante timbrica lo supporta nel momento dello sdegnoso furore come l’attenzione ad un fraseggio, direi quasi sillabato , ne cesella un’interpretazione teatrale completa che unisce vocalità e scena in un unico abbraccio, restituendo al pubblico un Sir John amabile e raffinato che mantiene nella sua carismatica presenza tutta la calda umanità che lo caratterizza.

Falstaff a Modena

Perfetto contraltare accademico, dunque bersaglio delle beffe del cavaliere, risulta il Ford sapientemente cesellato con sempre misurata ed attenta musicalità dalla bella vocalità del baritono Vladimir Stoyanov che anche scenicamente riesce a trovare una sua fine dimensione aderendo perfettamente al suo carattere.

Il soprano Serena Gamberoni cesella una Alice tanto giovane e divertente quanto ironica e spiritosa e adatta la sua vocalità ad una recitazione sempre dinamica e molto teatrale a tutto vantaggio della completezza del suo personaggio.

Completamente soggiogata dalle furfantesche pose del consumato cavaliere  la Quickli delineata dal mezzosoprano Rossana Rinaldi appare vocalmente centrata e teatralmente efficace. Molto disinvolta in scena in quello che è certo il personaggio femminile più sfaccettato della partitura, la Rinaldi usa altresì la sua importante timbrica con estrema intelligenza ottenendo un’ interpretazione davvero armoniosa e completa.

Assai bene anche la Nannetta interpretata dal soprano Giuliana Gianfaldoni i cui filati e mezze voci sembrano fatti davvero della sostanza di cui son fatti i sogni.

Sostanzialmente bene, fatte salve alcune forzature nell’emissione, grazie al timbro dal colore più che interessante anche il Fenton tratteggiato dal tenore Marco Ciaponi, mentre abbastanza monocorde si poneva la prova di Florentina Soare quale Meg.

Assolutamente ottime le prove di tutti gli altri interpreti : Luca Casalin ( Dott. Cajus), Marcello Nardis ( Bardolfo ) e Graziano Dallavalle ( Pistola).

Una nota a parte per i bravi mimi Riccardo Micheletti, Andrea Pollini, Matteo Principi e Domenico Sannino, veri Ermes ( a metà tra le dame di Piero della Francesca ed i suoi angeli ) di questo affascinante viaggio nella mente di Falstaff.

Alla guida dell’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini il maestro Jordi Bernàcer scolpiva con decisione le raffinatezze della partitura, riuscendone a far emergere colori e sfumature con curata sensibilità espressiva ottenendo un’omogeneità di suono compatta e teatrale.

Bene anche il Coro del Municipale di Piacenza diretto dal maestro Corrado Casati.

Teatro gremito e meritatissimi applausi per tutti gli interpreti ed il Direttore per questa produzione che indubbiamente merita di avere una lunga vita , in Italia e all’estero.

Silvia Campana