A Genova va in “non scena” La Forza del Destino di Giuseppe Verdi

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Irene Cerboncini
Irene Cerboncini

La forza del destino è partitura che , forse più di altre, dato il complesso meccanismo drammaturgico di un Verdi che incominciava a spingersi lungo il sentiero della sperimentazione teatrale, con uno scavo tanto profondo quanto diversificato sui personaggi , potrebbe tranquillamente reggere un’esecuzione in forma di concerto , concentrando esclusivamente l’attenzione sull’espressività del linguaggio musicale – teatrale .

Certo elemento ‘sine qua non’ , per un’operazione di questo tipo, dovrebbe naturalmente essere la scelta di un cast adeguato e di una guida musicale ( leggasi direttore d’orchestra) che studi, interpreti e trasmetta al cast ed al pubblico la sua particolare lettura musicale . Senza questo elemento infatti tutto risulterebbe raffazzonato , senza una precisa chiave interpretativa ed esecutiva e di conseguenza di scarso livello artistico. E questo purtroppo è avvenuto a Genova in occasione dell’esecuzione dell’opera al Teatro Carlo Felice.

Trascurando le motivazioni tecniche, che ci lasciano personalmente perplessi, dietro le quali si è motivata la scelta forzata del non allestimento, che si limitava dunque solo ad uno scambio di scenari molto suggestivi , veniamo direttamente alla parte musicale .

Irene Cerboncini evidenziava una vocalità molto interessante per la peculiarità del timbro e la rotondità dell’emissione ma mostrava, in più di un’occasione, una certa durezza nell’emissione nel registro acuto ed un’insicurezza anche musicale che, siamo certi, le poche prove e la sommaria orchestrazione non hanno potuto che peggiorare, minando un’esecuzione che, sulla carta e data la professionalità dell’artista , avrebbe potuto avere esito ben diverso.

Antonello Palombi, impegnato nel ruolo di Don Alvaro , non è certo artista a cui difetta la quantità e l’intensità timbrica che , unita ad una sempre attenta musicalità , lo portava a dominare la parte senza particolari difficoltà . Il problema semmai , nel talentuoso e giovane tenore, sta piuttosto nell’equilibrio e nel saper misurare e bilanciare sapientemente volume ed espressione . Se potrà , o vorrà perfezionare questo aspetto , che in Verdi non è accessorio , lavorando ulteriormente su accento e fraseggio, la sua carriera non potrà che averne un forte giovamento .

Ottimo Mansoo Kim nel ruolo di Don Carlo di Vargas che , pur non avendo certo la robusta vocalità baritonale che il ruolo richiederebbe , mostrava una linea di canto omogenea , gradevole e centrata sul ruolo definendolo in tutte le sottili sfumature richieste in partitura ed evidenziandone angoscia , contraddizione ed ira. Nel complesso davvero un’ottima prova.

Il Padre Guardiano, interpretato da Graeme Broadbent, non mostrava nè le sonorità ( pur evidenziando un timbro dal bel colore ) nè gli accenti fondamentali per tratteggiare il suo importante ruolo mentre il suo ‘confratello’ Vincenzo Taormina , pur non immune da pecche , risolveva il suo Fra Melitone con giusta misura, combinando, con sapienza, la naturale ‘verve’ che contraddistingue il personaggio con la schietta teatralità che lo rende, in molti momenti dello spartito, vero protagonista di alcuni quadri.

Monocorde la Preziosilla di Chiara Angella che mantiene sonorità e colore prettamente sopranili , anche se in questo periodo ci si domanda se sottolinearlo ancora.

Completavano il cast : un fiero e solenne Luigi Roni (Marchese di Calatrava), Alla Gorobchenko (Curra), Roberto Maietta (Alcade/Chirurgo) e Cristiano Olivieri ( Mastro Trabuco). Buona la prova del Coro del Teatro Carlo Felice diretto dal M.Pablo Assante.

Maldestra e raffazzonata la direzione del M. Andrea Battistoni che, abbandonando i solisti in palcoscenico, è sembrato più concentrato nel sottolineare gli aspetti più superficiali di una partitura che invece vive e si sviluppa in una ridda di corrusche ombre, profonde sensibilità e violente contraddizioni .

Sala non gremita e applausi per tutti gli interpreti ed il Direttore da parte del generoso pubblico genovese .

Silvia Campana