Il Re cervo de Angelo Inglese andata in scena al teatro Nae Leonard di Galati, in Romania

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Il Re cervo de Angelo Inglese
Il Re cervo de Angelo Inglese

Sembra che le fiabe di Carlo Gozzi, a più di 200 anni dalla sua morte, riescano ancora a catalizzare l’attenzione di compositori e librettisti. E come è capitato con La Donna serpente, musicata da Casella, e la Turandot, musicata da Puccini e Busoni, Il Re cervo, oltre a ricevere le attenzioni di Hans Werner Henze, che ne fece l’argomento di una sua opera nel 1955, è stato lo spunto per una nuova creazione del compositore Angelo Inglese e del librettista Paolo Bosisio andata in scena, appunto, con il titolo Il Re cervo, al teatro Nae Leonard di Galati, in Romania, la sera del 23 ottobre 2016. Serata interessante e animata da grande attesa, non solo perché il Teatro Nae Leonard festeggiava i suoi sessanta anni di attività, ma perché per la prima volta ospitava una prima Mondiale di un’opera italiana. Ed il successo è arrivato, con un’accoglienza calorosa del pubblico e delle autorità, accorse numerose per la circostanza. Ma andiamo nel merito della serata. L’opera di Angelo Inglese, divisa in tre atti, rispecchia un modo di concepire il melodramma “contemporaneo” non come rottura con la tradizione, cosa riscontrabile nell’opera di Henze, ma come rielaborazione della stessa. La tradizione, in tal caso, è un bagaglio di sensazioni, di valori, di ispirazione, che, rielaborata con la visione artistica contemporanea, ci pone davanti ad uno spaccato di colori, tinte, sfumature, introspezioni, che nulla e tutto hanno, allo stesso tempo, di antico.

Il Re cervo de Angelo Inglese
Il Re cervo de Angelo Inglese

La musica è parola, ed il libretto, con gli accenti ritmici di una prosa che anch’essa rielabora la storicità dell’idioma italiano, si va a fondere pienamente, in questa intenzione, con essa. Ed ecco che si ripercorre la via che dall’ultimo Verdi porta a Casella ed a Nino Rota, la produzione operistica del quale, non a caso, viene rivalutata proprio in questi anni. Ed il legame a questo filone, nell’opera di Angelo Inglese, è palese e diretto. Nel Re Cervo si passa da citazioni rinascimentali, a quelle romantiche, senza trascurare la grande tradizione musicale americana. Tutto equilibrato attraverso una visione concomitante che unisce la musica alla vicenda. Ed allora perché non ritornare, anche se in piccole dosi, all’uso del preludio, incantevole quello del secondo atto, o del balletto, o anche della romanza come momento a se stante? I protagonisti cantano, in istanti di riflessione, i propri sentimenti, le proprie aspettative, attraverso un canto accorato ed appassionato, o, in alcuni casi, stralunato e farsesco. Le sfumature caratteriali sono tante, in quest’opera, dove nessun personaggio è musicalmente simile ad un altro, ma ad ognuno è affidata una tipologia armonica che ben ne denota l’essenza profonda dell’anima. La coppia degli amanti appassionati, Angela e Deramo, poco ha a che vedere con le figure di Smeraldina, simpatico ruolo en travestì, sorella del faccendiere arido Brighella, con quelle del prolisso Pantalone, della sognatrice Clarice e di suo padre, quel Tartaglia, personaggio goffamente diabolico, che porterà scompiglio, fino all’arrivo del mago Durandarte, che ben saprà ad esso porre rimedio. E la serenità tornerà sulla coppia di amanti e sulla corte del re Deramo, in un attimo tra i più belli dell’opera, quel concertato del terzo atto che tanto si avvicina a quei momenti positivamente risolutivi del Fidelio e del Flauto Magico. Il cast era molto eterogeneo, con il soprano Young Ju Kim, che tracciava un sensibile ed estatica Angela, con il tenore Denys Pivnitskyi, a tratti veemente Deramo, con Carmine Monaco nel ruolo del malefico Tartaglia, prova attoriale veramente intensa, con Florentina Soare e Dominic Cristea, rispettivamente Clarice e Pantalone, Adrian Margineau e Adrian Ionescu, Brighella e il goffamente femmineo Smeraldina, e Sebastian Bancila, il risolutivo Durandarte. La regia, affidata allo stesso Paolo Bosisio, sorretto da un geniale Domenico Franchi che ha firmato scene e costumi, è stata attenta e determinante nel rendere la vicenda accattivante. La direzione, dello stesso Angelo inglese, ci dava l’emozione del veder nascere dalle mani di chi l’aveva composta, questa musica emozionante ed intensa. E ci siamo sentiti trasportati per un attimo alle sensazioni di quei fruitori dei teatri d’opera italiani che ebbero la fortuna di ascoltare opere dirette dagli stessi compositori. Credo che non capiti tutti i giorni…! Alla fine della serata non potevamo fare a meno di constatare che tanto ancora c’è da creare nell’ambito della produzione lirica, se, come dimostra il Re Cervo del Maestro Angelo Inglese, si ritorna a sentire il peso e la forza della grande tradizione musicale italiana.

Angelo Potenza