Evgenij Onegin. Tchaikovsky. Bologna

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Teatro Comunale di Bologna 3 aprile 2014   Evgenij Onegin Scene liriche in tre atti e sette quadri Libretto di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Konstantin Stepanovič  Šilovskij; Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij Dopo tredici anni torna Evgenij Onegin sul palcoscenico di Bologna, in un allestimento del Teatr Wielki – Opera Narodowa di Varsavia. Čajkovskij non ha conosciuto molta fortuna nella città emiliana, se si pensa che quest’opera vi arrivò solo nel 1973 e con questo sono solo tre gli allestimenti ad oggi. Čajkovskij compose questa opera nel 1878, dedicandovisi con grande impegno. Poichè il libro di Puškin, da cui trae il soggetto, era conosciutissimo in Russia, Čajkovskij non presenta la vicenda come una storia continua, ma come una serie di quadri della vita dello stesso Onegin. Dopo una prima rappresentazione in sordina al Teatro Malyj nel 1879 con gli allievi del Conservatorio di Mosca, debuttò ufficialmente al Bol’šoj nel 1881. Successo quasi scontato in patria, in Europa tardò ad affermarsi come opera di repertorio, forse per il soggetto “troppo russo”. La difficoltà ad entrare pienamente nel repertorio italiano lo ha dimostrato anche l’Onegin di Bologna,  a giudicare dai molti posti vuoti, nonostante lo spettacolo allestito dal regista polacco Mariusz Trelinski, attuale direttore artistico del Teatr Wielki – Opera Narodova di Varsavia, meritasse una particolare attenzione.

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Trelinski concepisce questo Oniegin come un lungo flashback, in cui il vecchio dandy libertino – interpretato dal mimo  Emil Wesołowski (il grande coreografo polacco che ha anche curato i movimenti danzanti dello spettacolo) evoca e quasi dirige gli eventi della sua vita passata interagendo con essa come un capocomico. Il giovane e il vecchio Onegin si sfiorano, si accavallano, uno vestito di bianco e l’altro di nero; il vecchio Oniegin è sempre presente in scena, come un demone che istiga l’azione drammatica. La regia di Trelinski è asciutta, sobria ed intimista, delineando un’analisi psicologica dei personaggi molto intensa: si concentra molto sulla solitudine di Tat’jana e sul carattere cinico di Onegin, ma anche gli altri personaggi vengono tratteggiati in modo particolare.

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La visione del regista è contornata dal pessimismo di un amore e una passione che viene soffocata nel nascere, arricchita di molti elementi simbolici che però difficilmente arrivano nell’immediatezza alla comprensione dello spettatore. La regia è arricchita dalle alquanto sobrie, ma affascinanti scene di Boris Foltŷn Kudliča. Pochissimi gli elementi in scena, che delineano un periodo temporale o un luogo diverso, ma tutte dominate da forti colori acidi.

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L’indovinato gioco di luci di Ross creava il giusto clima per le diverse scene, con tinte ora glaciali ora più calde. Romantica e suggestiva l’atmosfera fredda della foresta di betulle del primo atto, evocatrice di una pace e di una staticità su cui emergono il rosso delle mele, ma anche la tremenda solitudine in cui è avvolta Tat’jana. Frizzante e con un’enorme torta da cui esce una ballerina/libellula nella scena del ballo al secondo atto; il ballo, a cui fa da anfitrione l’eclettico Triquet, è fatto da lupi che circondano la protagonista bendata, simbolo della cecità del suo amore verso Onegin. La straniante e ghiacciata alba nevosa del duello, come un mondo irreale precede l’atto finale, in cui l’ultimo incontro tra i  protagonisti avviene in un ambiente chiuso, evocante uno stile anni settanta, forse evocazione di un futuro che guarda all’ignoto. Ogni quadro esprime con colori monocromi e acidi la situazione, riuscendo a dare un effetto di epoca fuori dal tempo.

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A tutto questo si aggiungono come parte integrante e complementare i costumi appropriati e con un pizzico di originalità di Joanna Klimas. La regia di Trelinski è onirica e visionaria, innovativa ma nel solco della tradizione; sarebbe stata meglio apprezzata se alcuni elementi – come la figura del vecchio Onegin in scena – fossero stati meno predominanti o addirittura assenti. Debutto operistico al Comunale per il giovanissimo direttore uzbeco Aziz Shokhakimov, già conosciuto al pubblico bolognese per i suoi interventi alla stagione sinfonica. La sua direzione però è parsa fiacca e quasi monocorde, almeno per tutto il primo atto, poi la mano di Shokhakimov sembra riprendere vigore, pur tuttavia dando l’idea di temere di eccedere. Anche se non sono mancati esempi di grande forza drammatica, come il duetto finale.

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Si intravede una chiara eleganza stilistica, che senza dubbio – considerata l’età – deve perfezionare, assieme ad una autorevolezza musicale decisamente carente. Artur Rucinski, nel ruolo del titolo, riesce pienamente nella parte, grazie anche ad una teatralità molto accentuata. L’elegante e agile voce di Rucinski è morbida, tenebrosa e riesce a dare effetto al personaggio. Ottimo fraseggio e ottime sfumature. Amanda Echalaz è la fragile Tat’jana e, come il personaggio da lei impersonato, la Echalaz dimostra fragilità vocale, soprattutto nel primo atto, per poi leggermente riscattarsi nel duetto finale. Sergej Skorokhodov riveste i panni di Lenskij egregiamente.

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Il tenore possiede un bel timbro vocale e una buona emissione. Grazie ad una eccellente tecnica riesce a modulare acuti puliti e sicuri, mezzevoci altrettanto pertinenti. Buona la prova per Elena Traversi in Larina, così pure Cristina Melis in Filipp’evna, che ha unito alla riuscita vocale anche un’ottima presenza scenica. Discreta ma poco incisiva Lena Belkina in Ol’ga. Alekej Tanovitskij ha interpretato un principe Gremin scarso e inadatto, stesso discorso per Thomas Morris in Triquet, a cui favore va però la briosa interpretazione scenica. Completano molto degnamente il cast Luca Gallo (Zareckij), Nicolò Ceriani (Capitano della guardia) e Marco Argentina (Guillot). Ottima la prova del Coro del Teatro Comunale diretto dal maestro Andrea Faidutti. Un Teatro Comunale con molti posti vuoti ha rivelato che il pubblico bolognese è ancora poco sensibile a titoli che spaziano nel panorama dell’opera europea e mondiale, forse troppo legato ad un repertorio stereotipato che tende ad essere asfissiante. Questo Onegin avrà avuto delle pecche, soprattutto dal punto di vista musicale, ma non si potrà dire che non è stato complessivamente uno spettacolo godibile. Lo hanno dimostrato i presenti tributando i giusti premi di applausi ai cantanti a scena aperta e a fine recita.

Larina                                    Elena Traversi

Tat’jana                     Amanda Echalaz

Ol’ga        Lena Belkina

Filipp’evna               Cristina Melis

çEvgenij Onegin        Artur Rucinski

Lenskij                      Sergej Skorokhodov

Il principe Gremin   Alekej Tanovitskij Zareckij

Luca Gallo Un capitano

Nicolò Ceriani Triquet

Thomas Morris Guillot

Marco Argentina Direttore

Aziz Shokhakimov Regia

Mariusz Trelinski Maestro del coro

Andrea Faidutti Scene

Boris Foltŷn Kudliča Costumi

Joanna Klimas Luci

Felice Ross Ripresa luci

Sofia Alexiadou Coreografie

Emil Wesołowski Orchestra,

Coro del Teatro Comunale di Bologna Compagnia Artemis Danza

Allestimento Teatr Wielki – Opera Narodowa Varsavia

Mirko Bertolini