La Donna Serpente. Casella. Martina Franca

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Festival della Valle d’Itria 2014, Martina Franca, Cortile di Palazzo Ducale. 26/07/2014

“LA DONNA SERPENTE”. Opera fiaba in un prologo, tre atti e sette quadri di Cesare Vico Ludovici, da Carlo Gozzi. Musica di Alfredo Casella

 

Tratta dalla celebre commedia di Gozzi la Donna Serpente di Alfredo Casella si presenta come un’opera complessa sia per la trama che per la partitura. Merito del Festival della Valle d’Itria è di averla messa in scena dopo anni di oblio – l’opera si presentò per la prima volta nel 1932 e conobbe solo due riprese, una radiofonica nel 1959 e in scena al Teatro Politeama di Palermo nel 1982 – inaugurando con questo titolo la collaborazione col Teatro Regio di Torino.

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Bisogna comunque dire che il lavoro di Casella risulta essere un insieme di quadri, che spesso non hanno una soluzione logica di continuità sia musicalmente che scenicamente. Gli interventi delle maschere della Commedia dell’Arte o l’apparizione delle sorelle guerriere, sembrano essere cosa totalmente staccata dall’opera ed appiccicati fra loro. Ad una drammaturgia originale sì, ma scarsamente teatrale, si somma poi l’eccessiva lunghezza, che va oltre le tre ore, e si capisce perché quest’opera non sia mai entrata nel repertorio. Casella, che in vita si distinse per un’adesione convinta al Fascismo (la marcia trionfale alla fine dell’opera ricorda moltissimo il celebre inno “Giovinezza”) criticò aspramente, e certo punto da un buona dose d’invidia, il collega Puccini. Egli si volle scrollare di dosso l’etichetta di Verista che, per altro, poco si confà al più illustre Rivale di cui certo non possedette né la straordinaria invenzione melodica, né il senso innato del teatro. “La brevità gran pregio” insomma, rimane a Casella estranea, come del resto la capacità di coinvolgere e catturare l’emotività del pubblico, che poi sono gli ingredienti affinché un’opera entri nella memoria collettiva.

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La favola del Gozzi – che pure lui a sua volta fu il concorrente più acceso di Goldoni, ma non riuscì certo a superarne i meriti – ispirò sia Wagner nella giovanile “Die Feen”, dove si respira ancora una seducente aurea weberiana, che il più maturo Richard Strauss ne “Die Frau Ohne Schatten”, ma con ben diversi risultati sia musicali che teatrali. Entrambe non sono opere brevi di certo, ma scorrono con estrema facilità proprio per la musica meravigliosa in entrambi i casi e per una drammaturgia, nel caso di Hoffmanstal, che tutt’oggi da lavoro e fatica ai più quotati registi.

La cosa più rilevante di questa produzione resta il fatto che a dirigerla e concertarla vi è stata una bacchetta del calibro di quella impugnata da Fabio Luisi. Luisi ha diretto con sicurezza e convinzione l’Orchestra Internazionale d’Italia la quale ha risposto in modo egregio. Merito di Luisi è stato quello di cercare di dare nel modo migliore una continuità e coerenza ad uno spartito che ne difetta. Il risultato è stato rimarchevole. E di buon livello è stata anche la prova del coro della Filarmonica di Stato “Transilvania” di Cluj-Napoca preparato da Cornel Groza.

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Il regista Arturo Cirillo ha voluto una messa in scena caratterizzata da colori smaglianti, grazie soprattutto ai costumi di Gianluca Falaschi. L’impianto scenico è stato reso in modo molto semplice con 6 moduli geometrici giustapposti che si muovevano in modo da creare le varie sezioni dell’opera e che risultavano essere nella loro semplicità molto suggestivi grazie anche alle luci realizzate da Giuseppe Calabrò. Importante è stato anche l’apporto dei danzatori che hanno realizzato le suture fra le varie scene grazie all’ottimo lavoro del coreografo Riccardo Oliver.

Nel ruolo del titolo, la fata Miranda che si innamora dell’umano a rischio di trasformarsi in serpente, il soprano Zuzuna Markovà, ha fornito una bella prova in un ruolo che nell’economia dell’opera risulta, però, quasi marginale. Voce intonata ed elegante, molto suggestiva nell’arioso – l’unico concessole dall’avaro Casella – a cappella dell’ultimo atto.

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Angelo Villari, nella parte nel del principe Altidor che per molti versi ricalca il Calaf pucciniano, ha esibito una voce di tenore lirico tendente al drammatico possente, dal bel timbro e capace di passare indenne attraverso gli scogli dell’insidiosa partitura riuscendo convincente anche sul piano interpretativo e per la figura, ma soprattutto per il bel fraseggio.

Buona la prova delle quattro maschere Simon Edwards, Pavol Kuban, Timothy Oliver e soprattutto del basso pugliese Domenico Colaianni, a cui è stato consegnato l’ambito premio “Bacco dei Borboni” per i meriti maturati in oltre vent’anni di partecipazione al Festival.

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Molto brave pure Vanessa Goikoetxea e Candida Guida nei ruoli di Armilla e Canzade, le sorelle guerriere di Altidor, la cui improvvisa calata in scena, seppure anticipata nel libretto, per la veemenza della loro scrittura vocale e l’improvviso cambio di andamento musicale, ha fatto sobbalzare sulla sedia più di uno.

Completavano onorevolmente il cast: il sonoro basso baritono Carmine Monaco, nella parte di Demogorgon re delle fate e padre di Miranda, Carolina Lippo, Giorgio Celenza, Anta Jankovska, Davide Giangregorio, Francesco Castoro e Rocco Cavalluzzi nel ruolo del primo messo e del Mago Geonca, giovane basso promettente che si è potuto apprezzare tra i bravi solisti nel concerto di musiche barocche nella chiesa dei Cappuccini il giorno appresso.

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Miranda                       ZUZANA MARKOVÁ

Altidòr                          ANGELO VILLARI

Armilla                         VANESSA GOIKOETXEA

Canzade                      CANDIDA GUIDA

Farzana                       ANTA JANKOVSKA

Alditrúf                         SIMON EDWARDS

Albrigòr                        DOMENICO COLAIANNI

Pantùl                          PAVOL KUBAN

Tartagíl                       TIMOTHY OLIVER

Tògrul                          DAVIDE GIANGREGORIO

Demogorgòn               CARMINE MONACO

La Corifea / Una voce nel deserto / La fatina Smeraldina    CAROLINA LIPPO

Badur / Il Corifeo                                                                  GIORGIO CELENZA

Un primo messo / La voce del mago Geònca                      ROCCO CAVALLUZZI

Un secondo messo                                                               FRANCESCO CASTORO

 

Danzatori FATTORIA VITTADINI:

Mattia Agatiello, Cesare Benedetti, Luciano Ariel Lanza, Vilma Trevisan

Coreografie di RICCARDO OLIVIER

 

Maestro concertatore e direttore d’orchestra FABIO LUISI

Maestro del coro CORNEL GROZA

Regia ARTURO CIRILLO

Scene DARIO GESSATI

Costumi GIANLUCA FALASCHI

 

Orchestra Internazionale d’Italia

Coro della Filarmonica di Stato “Transilvania” di Cluj-Napoca

 

Coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Torino

 

 

Domenico Gatto