Madama Butterfly. Puccini. Firenze. Opera World

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Teatro del Maggio Musicale Fiorentino di Firenze

12 febbraio 2014

Madama Butterfly

Tragedia giapponese in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

Musica di Giacomo Puccini

Un titolo atteso per questa piccola stagione invernale del Teatro fiorentino, che – visto l’afflusso di pubblico – fa ben sperare per una prossima ripresa dell’Ente lirico. Un allestimento minimalista, ad opera del giovane regista Fabio Ceresa, che nacque pochi anni fa al Comunale di Bologna, all’epoca alle prese con problematiche economiche analoghe a quelle del Teatro fiorentino. Questa regia, nella sua semplicità, guarda all’essenziale. Abbandonate scene costose e ridondanti, Ceresa, affidandosi all’ottimo lavoro di Giada Tiana e Claudia Abiendi, si trova a lavorare in un ambiente circoscritto da passerelle che evocano i passaggi di un giardino giapponese, molto zen e sospeso in mezzo all’acqua. È senza dubbio il recinto in cui si trova prigioniera Cio Cio San, prigioniera del suo amore e della sua cieca devozione, ma non solo, prigioniera di due mondi contrapposti. L’Oceano, l’acqua, che divide le due civiltà (quella americana di Pinkerton e quella giapponese) è pertanto il centro nevralgico del dramma: tutta l’incisività del testo nasce dal tentativo di attraversare il mare, di legare in un unico nodo due mondi che non potrebbero essere concettualmente più lontani. La casa sulla collina di Butterfly, che compare al centro della scena, ricorda un tempio tradizionale giapponese circondato dall’acqua. Nel secondo atto, la struttura della casa si scompone per formare un canneto, un giardino incolto, sospeso. Nel terzo atto la struttura centrale, scarnificata, rimane da sola al centro dello spazio, completamente circondata dall’acqua, in una struggente solitudine che presagisce il suicidio finale. Indubbiamente la visione di Ceresa è rivolta alla tradizione e ciò gli va a merito, ma è una tradizione rielaborata e fresca. Ne risulta una Madama Butterfly giovane e intensa, dove nulla è lasciato al caso, ma ogni piccolo elemento, poiché non sostenuto da grandi scene, viene reso al meglio, come la presenza costante dell’unico oggetto sempre in scena: la scatola rossa degli affetti di Cio Cio San. Sono azioni, oggetti, gesti che assumono valore di simboli e interpretano il colore locale giapponese secondo la stereotipata mentalità occidentale degli inizi del novecento e l’esiguità del piccolo mondo in cui si trova per necessità a vivere la protagonista. La regia di Ceresa non manca di emozionare, anche se alcune volte può dare l’idea di voler aggiungere licenze registiche che possono lasciare perplessi, come il sogno di Butterfly, durante il coro a bocca chiusa, che rappresenta il desiderio del ritorno di Pinkerton tra le sue braccia, proprio come ella era arrivata a lui nel prim’atto. Completano e riempiono la scarna scena le bellissime luci di Pamela Cantatore. Appropriati i costumi di Massimo Carlotto che  aiutano a richiamare l’ambiente nipponico. Possiamo infine affermare che si è trattato di una regia sapiente e intelligente, che è riuscita ad appassionare e coinvolgere il pubblico.

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La direzione, affidata al maestro Juraj Valčuha, alla guida dell’Orchestra del Maggio, è stata buona. Dopo un attacco decisamente veloce, ha trovato il giusto equilibrio, riuscendo ad amalgamare i cantanti con l’orchestra e a dare il meglio della passione emotiva dell’opera. Non gli va perdonata però l’irruenza in alcuni punti che tendeva a coprire la voce dei cantanti, ma in complesso i tempi distesi, poi,  hanno permesso di gustare i momenti più espressivi e coinvolgenti della partitura pucciniana.

Ha trionfato, nel ruolo della protagonista, Fiorenza Cedolins. Non possiamo dimenticare che il grande sorano friulano ha fatto di Cio Cio San uno dei suoi cavalli di battaglia e lo ha pienamente dimostrato anche in questa serata, non solamente con il canto ma interpretando in pieno un personaggio in cui i sentimenti non erano solo abbozzati ma uscivano dalla voce della cantante avvolgendo l’orecchio e il cuore del pubblico. Rende ancora più memorabile questa sua recita il pensare alle difficoltà avute; rende più felici gli ascoltatori il vedere come la Cedolins, non solo è riuscita a superarle, ma è tornata la grande Butterfly degli anni d’oro. La Cedolins non eccelle solo nell’immedesimazione della parte, ma brilla sempre per il fraseggio, per la voce, la tecnica, la grazia e l’eleganza del canto.

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Buona l’esecuzione di Stefano Secco in Pinkerton. La voce adatta al ruolo e il temperamento, hanno dato il meglio nell’aria Addio fiorito asil; voce sicura e omogenea, nei duetti con la Cedolins ha dimostrato di essere all’altezza dell’arduo ruolo.

Voce possente ed equilibrata, quella di Enkelejda Shkosa in Suzuki; espressiva, ottima dizione e ampia emissione in ogni registro. Molto buona anche la sua presenza scenica, indubbiamente una Suzuki molto virile e molto d’impatto.

Buona l’interpretazione di Vincenzo Taormina in Sharpless, un giovane baritono dall’ottima presenza scenica, che ha dimostrato di possedere una bella voce dal timbro scuro ed esteso, sicuramente da migliorare, ma è stato un Console più che credibile.

Più che discreto il Goro di Roberto Covatta. Completano il cast, complessivamente in modo degno e convincente, lo Zio Bonzo di Cristian Saitta, Yamadori di William Corrò, dalla Kate Pinkerton di Milena Josipovic, dallo Yakusidé di Diego Barretta, dal Commissario Imperiale di Ivan Marino e dall’Ufficiale del registro di Vito Luciano Roberti.

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Molto bravo e ben preparato il coro del Maggio di Lorenzo Fratini; anche se il loro intervento è minimo, il coro a bocca chiusa è stata una delle pagine memorabili di questo allestimento.

Non possiamo negare che rivedere il Teatro Comunale pieno ad una quinta serata, in tempi come questi, commuova e faccia immensamente piacere. Un pubblico internazionale, vivace, giovane, che ha apprezzato questo allestimento, tributando grande successo alla Cedolins, ma anche a tutti gli altri cantanti. Auguriamo al Maggio Musicale Fiorentino di proseguire, sulla scia di questo buon esito,  con tanti altri successi ed il costante sostegno del suo affezionato pubblico.

Cio-Cio-San                         Fiorenza Cedolins
Suzuki                                               Enkelejda Shkosa
Kate Pinkerton                     Milena Josipovic
F. B. Pinkerton                     Stefano Secco
Sharpless                              Vincenzo Taormina

Goro                                      Roberto Covatta
Yamadori                              William Corrò
Lo zio Bonzo                        Cristian Saitta
Il Commissario Imperiale  Ivan Marino
L’Ufficiale del Registro      Vito L. Roberti
La madre di Cio-Cio-San   Sabina Beani
La zia                                    Ilaria Sacchi
La cugina                             Eun-Young Jung

Direttore                               Juraj Valčuha
Regia                                     Fabio Ceresa
Scene                                                Giada Tiana Claudia Abiendi
Costumi                                Massimo Carlotto
Luci                                       Pamela Cantatore
Maestro del Coro                Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Nuova produzione
Allestimento del Teatro Comunale di Bologna

Mirko Bertolini