The Rake’s Progress. Stravinsky. Torino

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Rake's 4

Teatro Regio di Torino, 10 Giugno 2014

Favola in tre atti
Libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Simon Kallman 

Musica di Igor Stravinskij

Al Teatro Regio di Torino è andato in scena  come ultimo titolo operistico della stagione 2013/2014 The Rake’s Progress  di Igor Stravinkj  – seguirà a concludere  l’operetta per eccellenza di Lehar, la Vedova Allegra, nella straordinaria messinscena  di Hugo de Ana -. Si è chiusa in questo modo un’altra annata del tandem Vergnano- Noseda che, in attesa della stagione  futura da poco presentata alquanto interessante, ha visto il teatro del capoluogo piemontese confermarsi tra i migliori in Europa per numero di produzioni, alzate di sipario e risultati di botteghino, con proposte rivolte certo ad un pubblico tradizionalista, ma sempre nel rispetto di un progetto culturale definito. Vanno inserite in questo disegno anche le recite dell’opera di Stravinskij, presentate in un lussuoso allestimento diretto da Gianandrea Noseda, con la regia di David Mc Vicar e un cast di cantanti internazionali nei ruoli protagonisti, tali da costituire un’ attrattiva senza dubbio vincente per un titolo tra i più noti del Novecento, ma per certi versi ancora lontano musicalmente e concettualmente da una platea italiana, prevedibile quindi di ingiustificate defezioni. Per quanto il Rake’s sia infatti cronologicamente vicino a noi – la prima andò in scena l’11 settembre 1951  alla Fenice di Venezia  per la Biennale Musica, diretta dallo stesso autore – la sua musica può risultare ancora troppo cerebrale, fredda e poco comunicativa ad un pubblico contemporaneo, obbligato ad entrare in un delicato tessuto di minuscoli ingranaggi neoclassici. L’opera è costruita infatti su espliciti richiami a compositori del passato, che dal barocco arrivano a  Gluck, Pergolesi, Mozart e Glinka, tanto per citarne alcuni, riutilizzati con fantasiosa libertà attraverso le forme più convenzionali dei numeri chiusi dell’opera lirica– recitativi, cavatine, duetti, terzetti, cori e interludi per sola orchestra –  secondo la vivace creatività  stravinskijana. Un laboratorio quindi di idee per certi versi rivoluzionarie, che ancora oggi esercitano su di noi un fascino impareggiabile, più però per  il puro esercizio calligrafico e stilistico dell’autore, la cui forza dei contenuti, in fase di esecuzione visiva e musicale, non raggiunge mai gli stessi risultati. Gianadrea Noseda  direttore di grande esperienza e capacità ha mostrato di trovarsi perfettamente a suo agio in questa scrittura. Consapevole dei propri  mezzi  e di quelli dell’orchestra, con un gesto direttoriale molto chiaro e sempre sincronizzato con il palcoscenico, ha restituito l’esatta atmosfera cameristica richiesta dalla partitura, con una costante  pulizia della trama orchestrale sempre vivida nei colori, negli impasti timbrici e nei fraseggi. La continua ricerca di enfasi ritmica con tempi stringati, incalzanti e frenetici, anche se sempre tesi a sottolineare i vari momenti drammatici, ha fatto però perdere a tratti  il senso della narrazione. E’ risultata comunque una lettura legittima, distante da quelle a cui siamo abituati, ma non per questo meno lodevole.Il cast era composto da voci eleganti e congeniali ai rispettivi ruoli, anche se mancanti di particolare carattere e carisma interpretativo. Il baritono Bo Skovhus non aveva infatti il necessario timbro brunito, dal fascino tenebroso, capace  di  incutere al pubblico un certo timore reverenziale già al solo ascolto. Ha utilizzato però un accento sinuoso, sottile e penetrante, con una pronuncia chiara e un registro acuto sicuro e autorevole.

-Rake's 2

La mefistofelica partita a carte durante la scena del cimitero è stata molto ben caratterizzata sia scenicamente che vocalmente e in “I burn! I freeze” si è imposto senza eccessi retorici e ridondanti. Danielle de Niese invece, nonostante l’interessante colore naturale del timbro, è stata solo efficace nei panni di Ann Truelove,a causa di un volume vocale esiguo sopratutto nel registro centrale. Ha rappresentato tuttavia in modo appropriato e senza eccessi di sdolcinature la purezza dell’amore vero  e la capacità di lottare per conservarlo. Delicato e intenso nell’ultimo atto il suo “Gently, little boat”, il doloroso momento della disillusione in cui Ann culla l’innamorato ormai folle, qui interpretato da Leonardo Capalbo. Già ospite di numerosi teatri internazionali, ma solo alla sua seconda apparizione italiana, il tenore americano nell’oneroso ruolo di Tom Rakewel ha dato senza  dubbio la migliore interpretazione della serata, sorprendendo per la particolare versatilità anche in questo repertorio. La sua voce fresca, schietta e ben educata gli ha consentito di tratteggiare scena dopo scena, con grande sicurezza vocale e musicale, un personaggio convincente per accento, caratterizzazione e ricchezza di sfumature in tutta la sua parabola: dall’ingenuità, alla superbia, dalla malinconia, all’angoscia fino al delirio nel manicomio, dove ha sostenuto la lunga ultima scena finale con notevole incisività. Di tutto rispetto il resto del cast: Annie Vavrille nel difficilissimo ruolo di Baba la turca, nonostante una vocalità poco ortodossa, ha confermato grazie una recitazione attentissima al dettato del regista di essere una delle migliori caratteriste odierne. A seguire Barbara Di Castri è stata particolarmente frizzante nella scena del bordello come Mother Goose, mentre Colin Judson è risultato adeguatamente spassoso e godibile nel ruolo del venditore. Nota di merito al Truelove di Jakob Zethner molto musicale e coinvolto nel suo ruolo. Veramente brillante è stata anche la prova del coro – preparato da Claudio Fenoglio -, che oltre alle ottime qualità sceniche ha mostrato grande concentrazione nell’eseguire una partitura impervia, che alle difficoltà puramente musicali aggiunge anche quelle della pronuncia inglese, risultata molto chiara e priva di difficoltà d’espressione. Lo spettacolo coprodotto con la Scottish Opera di Glasgow è stato messo in scena con molto gusto dal regista David McVicar, assistito per le scene e i costumi coloratissimi da John Macfarlane e i giochi di luce sfavillanti da David Finn. Uomo di teatro di grandissima personalità, Mc Vicar è stimato a livello internazionale per la sua capacità di sottrarsi a quella moda ossessiva tra i  registi moderni,spesso poveri di idee, di mostrare ad ogni costo qualcosa di nuovo e non sempre di facile comprensione. Anche questa produzione torinese ha avuto come punto di forza  un’ impostazione drammaturgica tradizionale – che già di per sé ha favorito la fruizione dello spettacolo da parte del pubblico -, realizzata con garbo, eleganza e movimenti molto ben studiati da un punto di vista figurativo, mai convenzionali, ma senza forzature che cercassero colpi d’effetto, sempre nel rispetto del carattere della musica.

-Rake's 1

Il regista – e la sua genialità e grande fantasia stanno proprio in questo – tramite scene pittoresche indicative di  luoghi e situazioni, si è adoperato quindi a sottolineare la credulità e le tentazioni umane del protagonista, non raggirato, ma abilmente“condotto” dal demoniaco Shadow, non dimenticando cosi di stigmatizzare il peggio della società moderna nella lotta tra il bene e il male, in base  alla morale della favola di Auden e Kallmann. Grazie anche ad una politica di biglietti a basso costo, che ha portato un pubblico giovane e  numericamente ben al di sopra delle previsioni, l’esito sugli spettatori in sala è stato molto felice, con applausi sempre più calorosi fino alla chiusura del sipario, per uno spettacolo con più di qualche buona ragione per assistervi e quindi anche ottima opportunità per conoscere il teatro di Stravinsky .

Rake's 6

Trulove basso

Jakob Zethner

Anne Trulove, sua figlia soprano

Danielle de Niese

Tom Rakewell tenore

Leonardo Capalbo

Nick Shadow baritono

Bo Skovhus

Mother Goose mezzosoprano

Barbara Di Castri

Baba la turca mezzosoprano

Annie Vavrille

Sellem, venditore all’incanto tenore

Colin Judson

Il guardiano del manicomio basso

Ryan Milstead

Una voce baritono

Lorenzo Battagion

Attori

Eno Greveni, Giuseppe Lazzara,
Niccolò Orsolani, Luca Zilovich

 

 

Direttore d’orchestra

Gianandrea Noseda

Regia

David McVicar

Scene e costumi

John Macfarlane

Luci

David Finn

Coreografia

Andrew George

Maestro del coro

Claudio Fenoglio

 Orchestra e Coro del Teatro Regio

Nuovo allestimento
in coproduzione con Scottish Opera (Glasgow)

Adalberto Ruggeri