La battaglia di Legnano (Teatro Regio di Parma)

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Teatro Regio di Parma

Festival Verdi 2012

9 ottobre 2012

La battaglia di Legnano

Tragedia lirica in quattro atti su libretto di Salvatore Cammarano dalla tragedia La bataille de Toulouse di Joseph Méry.

Musica GIUSEPPE VERDI

 

Federico Barbarossa WILLIAM CORRÒ
Rolando, duce milanese GEZIM MYSHKETA
Lida, sua moglie AURELIA FLORIAN
Arrigo, guerriero veronese ALEJANDRO ROY
Marcovaldo, prigioniero alemanno VALERIU CARADJA
Imelda, ancella di Lida ERIKA BERETTI
Primo Console WILLIAM CORRÒ
Secondo Console EMANUELE CORDARO
Il Podestà di Como EMANUELE CORDARO
Un araldo COSIMO VASSALLO

 

Maestro concertatore e direttore

BORIS BROTT

Regia, scene e costumi

PIER LUIGI PIZZI

Luci

VINCENZO RAPONI

Movimenti scenici

ROBERTO MARIA PIZZUTO

Maestro del coro

MARTINO FAGGIANI

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

Torna dopo quindici anni sulle scene parmigiane, questo titolo verdiano insolito e tra i meno rappresentati, sicuramente a Parma, dove la prima del 1860 ebbe un esito tutt’altro che felice. Verdi, da Parigi, dove allora abitava, profondamente colpito dai resoconti delle vicende politiche italiane del 1848, cercò in qualche modo di aderire alla causa patriottica nazionale. Prima di realizzare questo lavoro, firmò un’istanza a favore dell’intervento della Francia per sanare la situazione nella Penisola; in seguito, su sollecitazione di Mazzini, compose il «Suona la tromba», destinato a incoraggiare le truppe che si apprestavano al combattimento e, infine, si rivolse a Salvatore Cammarano perché gli approntasse un libretto da mettere in musica. Dopo indecisioni e tentennamenti, si giunse alla scelta della vicenda che fu collocata storicamente nel Medioevo ai tempi della mitica Lega Lombarda contro Federico Barbarossa. L’opera fu terminata nel giro di alcuni mesi e andò in scena per la prima volta al Teatro Argentina di Roma nel gennaio del 1849 determinando un prevedibile delirio nel pubblico. Verdi, con tale lavoro, non dimostrò certo di aver raggiunto un’unità stilistica ma, accanto a diversi procedimenti convenzionali, evidenziò una maturazione professionale proponendo nuove soluzioni compositive.

La vicenda che si snoda tra gli accenti patriottici di una Milano sotto assedio dalle truppe tedesche, è quella dell’amore tra Lida e Arrigo; quest’ultimo viene creduto morto in battaglia e l’amata ne sposa l’amico Rolando. Il ritorno di Arrigo sconvolge Lida che però rimane fedele; mentre il seme del sospetto e della gelosia è messo in Rolando dal perfido Marcovaldo. Finale con l’eroica morte di Arrigo e la vittoria dei milanesi sul Barbarossa.

Questo nuovo allestimento del maestro Pier Luigi Pizzi, risente indubbiamente della crisi economica; nonostante le scene sobrie, a dispetto di quanto il grande maestro ci abbia abituato in tanti anni, traspare la sua raffinata mano e il suo grande gusto estetico e registico. Nessuna trasposizione, nessuna interpretazione strana, tutto nella linea tradizionale, comprese le scarne ma efficaci scene, in cui non manca nulla pur essendo tutto ridotto all’essenziale e nei toni del grigio, del bianco e del nero, cari da sempre a Pizzi. Significativo poi quell’onnipresente muro in mattoni rossi, che ci ricorda tanto la Milano medioevale delle chiese di Sant’Ambrogio o di San Babila. Ben caratterizzati i personaggi e lo slancio patriottico che traspare in ogni nota e in ogni parola del libretto, benchè il maestro Pizzi abbia privilegiato, in questo allestimento, la vicenda intima e il dramma personale dei tre protagonisti.

Chiamato a sostituire il maestro Battistoni, sul podio il canadese Boris Brott, fatica a rendere la smagliante partitura verdiana e quell’energia che le promana. La direzione è proceduta tra alti e bassi senza eccessivo calore faticando un poco ad assumere quel carattere energico ed incisivo che ci saremmo attesi. In generale è risultata frammentaria, non del tutto coinvolgente.

Un cast giovane e, in alcuni casi, alle prime armi, è stato chiamato a sostenere un ruolo di difficile esecuzione.

Il tenore spagnolo Alejandro Roy nel ruolo di Arrigo, ha dimostrato di avere una grande voce, potente ma non sempre aggraziata. La sua energia e il suo temperamento hanno però conquistato il pubblico, perdonandogli alcune mancanze. Buona l’esecuzione della famosa cavatina La pia materna mano, eseguita in modo più che degno, ottima presenza scenica, dovrebbe però dosare un po’ di più le sfumature liriche della possente voce.

La Lida della rumena Aurelia Florian, non è un ruolo molto facile. La giovane cantante l’affronta con una bella voce, gradevole, dosando questo suo strumento vocale. Gestisce la salita all’acuto con grande sicurezza tecnica e questo le consente di trovare colori, sfumature dinamiche e varietà di accenti che vengono premiati, già al termine del suo primo intervento solistico, dagli applausi e dalle approvazioni del pubblico.

Nel ruolo di Rolando il baritono albanese Gezim Myshketa. Il cantante ha un timbro morbido che risalta particolarmente nel canto accorato e propone il suo personaggio in maniera drammaticamente credibile e tenta di caratterizzarlo con una qualche gamma di sfumature, anche se negli acuti la voce risulta un po’forzata.

William Corrò, nel duplice ruolo di Federico Barbarossa e del primo Console, esegue il suo ruolo dignitosamente, ma senza quella drammaticità che forse gli sarebbe dovuta. Ricordiamo anche gli altri interpreti: Valeriu Caradja in Marcovaldo, Erika Beretti in Imelda, Emanuele Cordaro nel duplice ruolo di Console e Podestà di Como e infine l’araldo di Cosimo Vassallo.

Compatto e coinvolgente il Coro preparato da Martino Faggiani. All’insieme corale è affidato un ruolo assai importante in vari momenti dell’opera; ha – come sempre – dimostrato di essere ricco degli armonici, sapientemente amalgamati, delle sue affiatate sezioni vocali che trovano sempre giusto colore, efficacia di fraseggio e grande precisione ritmica.

L’Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini  ha eseguito con serietà e la consueta dignità e unità la direzione del maestro Brott.

In un Teatro Regio quasi esaurito, il pubblico internazionale ha mostrato più volte di aver gradito e apprezzato in generale questo allestimento, anche se al termine qualche vaga e consueta contestazione del loggione veniva coperta dagli applausi scroscianti.

 

Mirko Bertolini