La Cambiale di Matrimonio al Teatro Coccia di Novara

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La Cambiale di Matrimonio al Teatro Coccia di Novara
La Cambiale di Matrimonio al Teatro Coccia di Novara. Foto: Mario Finotti.


La Cambiale di Matrimonio è purtroppo un’opera non così frequentemente rappresentata,  ma che trovo particolarmente fresca ed allegra forse proprio in virtù della giovane età, 18 anni, di Gioacchino Rossini, al momento della sua prima scrittura operistica. La vicenda è al solito briosa con qualche paradosso, ma nell’insieme sia la musica che la narrazione scorrono piacevolmente.

Questa edizione prevede la regia di Laura Cosso che ha pensato all’ambientazone in una ditta di spedizioni realizzata con scena fissa e movimenti in su ed in giù di pannelli/orte  a rappresentare vari luoghi del mondo oltre a proiezione di scorcio di cielo   visto attraverso due ante. La regia è  accessibile, divertente e ben strutturata con le scene realizzate dall’Accademia di Belle Arti di Brera, attraverso l’opera di   Giulia Capra, Sole Fantini e Marilena Montini  anche ideatrici dei costumi che per contro non ho trovato tutti  così pertinenti seppur volti a modernizzare e rallegrare la scena. Ben inseriti, contestualizzati  ed apprezzati i movimenti coreografici di Emanuela Tagliavia  realizzati con giovani promettenti e ben inseriti. L’Orchestra Conservatorio Verdi di Milano ha ben risposto sotto la direzione di Margherita Colombo che con prudente bacchetta  ha saputo mantenere una linea orchestrale vivace ed equilibrata, consona all’opera.

La Cambiale di Matrimonio al Teatro Coccia di Novara. Foto: Mario Finotti.

In omaggio a Rossini in occasione del 150° anniversario della morte, la direzione del Coccia ha pensato di far precedere l’opera  dall’interpretazione  di due melologhi  selezionati tramite un concorso del Conservatorio su musiche create da studenti delle classi di composizione: “Metodo per addormentarsi”, con musica da Elia Praderio che forse a causa di non sufficiente amplificazione o forse per scelta, non si sono intese tutte le parole recitate su musica un po’ azzardata. Segue “Petit dîner de plaisir” composta da  Federico Perotti con rimandi rossiniani chiari e testo decisamente brillante che grazie alla voce ed alla interpretazione di livello dell’attore  Ludovico d’Agostino è risultata più gradevole e divertente, ovvero più in linea con l’opera che segue. 

Gli artisti tutti si sono veramente impegnati nel cercare di dare il meglio acquisito. Sir Tobia Mill viene interpretato dal baritono buffo Davide Rocca che movimenta la scena con guizzi divertiti; la giovane Lucrezia Drei interpreta il ruolo di Fanni con agilità e colore senza trascurare il fraseggio che appare chiaro. Edoardo Milfort incontra l’interpretazione del giapponese Shinichiro Kawasaki che pur senza grande estensione offre una prestazione belcantistica di tutta piacevolezza.  Raffaele Facciolà si evidenza per la caratterizzazione del personaggio Slook  e per la carica interpretativa.

Filippo Quarti nel ruolo di Norton convince sia per il canto timbricamente interessante  che per l’interpretazone attoriale; Cristiana Faricelli è squillante e briosa nel ruolo di Clarina che tratteggia con ironica cura ed allegria. 

Ancora una volta: Evviva l’opera !

La Musica vince sempre 

Renzo Bellardone