La Grotta di Trofonio in scena al Festival della Velle d’Itria i 200 anni della morte di Giovanni Paisiello

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La Grotta di Trofonio in scena al Festival della Velle d’Itria i 200 anni della morte di Giovanni Paisiello
La Grotta di Trofonio in scena al Festival della Velle d’Itria i 200 anni della morte di Giovanni Paisiello

Ad inaugurare il XLII festival della Valle d’Itria di Martina Franca è stata scelta La grotta di Trofonio con cui si sono celebrati i 200 anni della morte di Giovanni Paisiello. Per questo evento Alberto Triola, direttore artistico del festival ha calato un tris d’assi di altissimo livello: Roberto Scandiuzzi e Daniela Mazzucato nei ruoli dei protagonisti ed Alfonzo Antoniozzi che ne ha curato la regia.

Partitura questa di Paisiello in cui prevalgono i pezzi d’assieme, duetti, terzetti fino ad arrivare agli ottetti dei concertati, in modo che l’azione risulti molto più dinamica rispetto ad altre dello stesso compositore.

L’opera, divertente e piena di situazioni al limite con l’assurdo, è risultata perfetta per far risaltare le capacità di un artista eclettico ed intelligente qual è Antoniozzi. Egli ha trasformato, grazie alle scene di Dario Gessati ed al disegno luci di Camilla Piccioni, il cortile del palazzo ducale in una biblioteca con degli enormi volumi, che facevano base e da sfondo all’azione. Questi stavano aperti su illustrazioni della Grecia, come immaginata dai viaggiatori del Grand Tour, a cui sono anche ispirati i costumi realizzati da Gianluca Falaschi. Per calarsi meglio in questo immaginario, i costumi e le movenze delle comparse sono ispirati alle foto d’epoca di Wilhelm von Gloeden, uno dei più famosi viaggiatori dell’800. In questo spazio, in cui le immagini e le parole sostituiscono il bosco misterioso dove è ambientata la commedia, i personaggi si perdono e si ritrovano, in un gioco divertentissimo di macchiette e gag che però non cadono mai nella volgarità e nel banale. La grande abilità del regista è stata quella di mantenere sempre, una continuità nell’azione che in opere di questo tipo è difficilissimo da realizzare.

Antoniozzi è stato quindi eccellente nel muovere tutti i protagonisti come degli ingranaggi di un orologio, componendo e scomponendo le quattro coppie che animano la vicenda, aiutato in questo da un cast che è risultato un’ottima amalgama fra mattatori della scena e giovani talentuosi.

A partire da un ispiratissimo Domenico Colaianni, ormai presenza fissa del festival, che già dalla sua allegra entrata in scena: “largo largo al matrimonio!”, con tanto di maschera della commedia dell’arte, ha reso un Don Gasperone che ammicca, a Pulcinella. Personaggio napoletano reso in modo perfetto, sia nelle movenze da guitto, sia nella lingua in cui parla, che, Colaianni, ha snocciolato in modo scorrevole, nei recitativi come nelle parti cantate.

A far coppia con lui Benedetta Mazzucato, mezzosoprano proveniente d’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”, è entrata perfettamente, non solo vocalmente, nella parte della bella e contesa Dori. L’aria “Si vuol saper chi sono?” è stato uno dei momenti più esilaranti della serata, col pubblico che è esploso varie volte in sonore risate. Questo momento avviene subito dopo che ella è entrata nella magica grotta di Trofonio ed aver cambiato la personalità con quella della sorella laureata Eufelia, interpretata da un altrettanto in parte Angela Nisi. Pacata e studiosa in un momento di esasperazione esplode nell’aria “Come! Oimè! Che ardir, che orrore!” trasformandosi in una diva del bel canto con tanto di inchino affettato al pubblico. A completare la coppia il tenore Matteo Mezzaro è stato un Artemidoro convincente, personaggio che differisce dallo stereotipo del tenorino innamorato per il fatto che questo lo è della sorella sbagliata, non di Eufelia a cui è destinato e con cui condivide l’amore per lo studio dei classici, ma della più bella Dori.

Giorgio Caoduro, baritono dotato di una voce squillante negli acuti, rende in modo molto vivace Don Piastrone, padre delle due ragazze, il quale cerca di combinare loro dei matrimoni che per colpa delle magie di Trofonio rischiano di naufragare. Alla fine cadrà anch’egli nel gioco di eros innamorandosi della procace locandiera Rubinetta resa da Caterida Di Tonno. Grazie ad una voce corposa unita ad una esuberante fisicità, la Di Tonno ha giocato sia con gli altri personaggi sia, durante l’aria “Che vale un milordino” scendendo in mezzo pubblico anche con il presidente del festival Franco Punzi.

La Grotta di Trofonio in scena al Festival della Velle d’Itria i 200 anni della morte di Giovanni Paisiello
La Grotta di Trofonio in scena al Festival della Velle d’Itria i 200 anni della morte di Giovanni Paisiello

Ed eccoci all’ultima coppia della storia: quella formata da colui che da il nome all’opera il mitico Trofonio, e dalla buffa ballerina Madama Bartolina, rispettivamente Roberto Scandiuzzi e Daniela Mazzucato, due artisti di cui non ci si stancherà mai di tesserne le lodi. Paisiello non avrebbe potuto desiderare di meglio per festeggiare il suo anniversario. Da grandissimi attori, oltre che cantanti, i due si sono esibiti in una performance di livello altissimo, giocando sia con le voci che coi corpi. Corpi: quello di lei, che ancora conserva una vitalità ed una dinamicità fanciulleschi da vera ballerina; quello di lui dotato di un imponenza ed una solidità da poter veramente sembrare l’orso per cui il personaggio viene scambiato. Se poi si entra nel lato vocale i due possiedono una freschezza, nonostante il passare degli anni, da far invidia a molti colleghi più giovani. Entrambi hanno ancora una voce ferma, proiettata in avanti, simile per il gusto e l’eleganza con cui viene emessa, per il fraseggio, la capacità di scandire e far capire al pubblico ogni parola che essi pronunciano, sia nei recitativi che nei cantabili. La Mazzucato è dotata ancora di squillo e di limpidezza, mentre Scandiuzzi possiede delle note gravi, da vero basso, di un’eleganza e di una sonorità, che ormai possono essere considerate in via di estinzione.

Antoniozzi è stato abilissimo a giocare sulla loro differente fisicità creando un contrasto che alla fine è risultato armonioso: il momento dell’aria di Madama Bartolina “Non son’io qual mi credete” impreziosita dagli interventi di Trofonio è stato il momento più prezioso della serata ed anche uno dei più magici che vi sono stati negli ultimi anni al Festival della Valle D’Itria, dimostrando ancora di più che quando si è artisti veri il tempo non passa.

Una vera fortuna per i giovani cantanti che si sono esibiti assieme a loro.

Giuseppe Grazioli ha diretto l’Orchestra Internazionale d’Italia in modo pulito ma è risultato in alcuni momenti troppo lento, rallentando la dinamicità dell’azione, cosa che si è notata soprattutto nell’aria del ritratto del secondo atto.

Applausi e risate hanno accompagnato tutto lo svolgersi della vicenda fino al trionfo finale per tutti, in cui il genio di Antoniozzi ha trasformato la grotta di Trofonio in una visione da trip dovuto all’LSD, quasi fosse una discoteca anni ’70, perfettamente in sintonia con la trama ‘scoppiata’ dell’opera di Paisiello.

A novembre la si rivedrà nello splendido teatrino di corte del Palazzo Reale di Napoli, sperando che sia confermato lo stesso cast, per non modificare il gioco perfetto realizzato da Alfonzo Antoniozzi.

Domenico Gatto