L’Incoronazione di Poppea a Martina Franca: largo ai Giovani

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L'Incoronazione di Poppea a Martina Franca: largo ai Giovani

Grande successo ha avuto durante la XLI edizione del festival della valle d’Itria la messa in scena de L’Incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi realizzata con gli allievi dell’Accademia del Belcanto Rodolfo Celletti.

Il chiostro di San Domenico, sede dell’accademia del Belcanto Rodolfo Celletti, ha fatto da splendida cornice a questa bella messa in scena del capolavoro di Claudio Monteverdi dove il direttore d’orchestra e maestro al cembalo Antonio Greco ha dato una prestazione eccellente nel dirigere l’ensemble strumentale “Cremona Antiqua”, per la prima volta presente a Martina Franca, riuscendo a ricreare le atmosfere del periodo del compositore, quando queste opere venivano rappresentate non nei teatri ma nelle corti dei palazzi signorili. La sua direzione è indubbiamente filologica, sebbene per motivi drammaturgici la partitura sia stata ridotta di un buon terzo, e abbia spesso indugiato in tempi allargati a discapito del ritmo teatrale. Il continuo cambio di strumenti da parte degli orchestrali crea un po’ di confusione visiva, catturando l’attenzione dello spettatore a discapito dell’azione drammaturgica, visto che l’orchestra fa parte della scena ed è rivolta verso il pubblico. Grande merito di Greco è quello di essere riuscito a far cantare in modo omogeneo una compagnia di cantanti molto giovani, molti di questi debuttanti, che hanno dimostrato un alto livello, vero vanto dell’Accademia Rodolfo Celletti.

La messa in scena è stata affidata a Gianmaria Aliverta giovane talentuoso regista apprezzato sulle scene milanesi, che qui ha anche realizzato la riduzione drammaturgica ed è riuscito a mettere su un bell’allestimento a costo quasi zero, che è un po’ la sua specialità. Ciò mette in evidenza che si può fare bene e raggiungere alti livelli qualitativi spendendo poco, soprattutto pensando a tanti allestimenti costosi dai risultati sovente orribili che si vedono in teatri più blasonati. La semplice scena, realizzata da Raffaele Montesano, che ha intelligentemente sfruttato la suggestiva atmosfera del chiostro, si incentrava sul balcone palazzo di Poppea, che riprendeva quelli barocchi ed infiorati caratteristici della cittadina pugliese, posizionato in angolo ed in una serie di cubi di varie dimensioni che i personaggi aprivano e spostavano a seconda delle esigenze; i costumi realizzati da Alessio Rosati si sono fatti ammirare per la loro eleganza nello stesso tempo per la capacità evocativa nel caratterizzare i vari personaggi. Aliverta è stato abilissimo nel centrare ogni personaggio, dando ad Ottavia un immagine funerea opposta sia alla esuberante sensualità della protagonista, così come alla dolcezza ingenua di Drusilla. È forse mancato il tocco erotico e sensuale, motore trainante della vicenda, sia nel rapporto fra Nerone e Poppea che in quello fra Ottone e Drusilla. Baci, carezze ed abbracci hanno un che di artefatto: in questo il regista è parso frenato forse a causa dei ruoli en travesti, per cui avendo a che fare nelle coppie con sole interpreti femminili, non è riuscito a creare quell’eros che il solo nome di Poppea evoca.

In un cast di giovani interpreti è emersa nel ruolo della protagonista il soprano Quiteria Muñoz Inglada che ad una bellissima presenza ha unito anche una voce pulita e limpida negli acuti, con un bel fraseggio ha reso benissimo il personaggio dell’arrivista Poppea. Accanto a lei il mezzosoprano Shaked Bar è stata molto convincente nell’interpretare un Nerone spavaldo ed arrogante, palesando una voce ottima nel centro come svettante negli acuti. Di pari livello anche Francesca Sartorato che ha dato vita alle contraddizioni che animano il personaggio di Ottone, con una energia virile ed una voce calda molto centrata nelle note gravi che ben si è amalgamata a quella dolce e suadente di Tal Ganor che ha reso in modo encomiabile una delicata Drusilla.

L'Incoronazione di Poppea a Martina Franca: largo ai Giovani

Convincente anche Margherita Rotondi nel ruolo dell’intrigante Arnalta così come Anna Bessi nella parte triste e cadaverica di Ottavia. Brave nel prologo Graziana Palazzo e Daniela Milanese rispettivamente Fortuna e Virtù.

Fra gli uomini si è fatto ammirare il basso Nicolò Donini nel ruolo di Seneca che ha reso appieno il personaggio dello stoico precettore dell’Imperatore. Accanto a lui Vlad Alexandru Robu e Vittorio Dante Ceragioli hanno dato vita ai soldati della guardia di Nerone mentre Kristian Lindroos è stato Mercurio. Una nota a parte merita la divertente Nutrice del baritono Giampiero Cicino che dopo 3 anni dalla sua interpretazione di Venere nell’Orfeo torna ad interpretare a Martina Franca un ruolo en travesti.

Spettacolo molo gradevole ed apprezzato dal pubblico che nel corso delle 5 serate ha sempre registrato il tutto esaurito e che ha avuto anche il merito di far recitare nel prologo il Presidente del centro artistico e musicale “Paolo Grassi” Franco Punzi che è risultato il più credibile nell’inutile siparietto che ha aperto la serata, in cui la dea fortuna di Graziana Palazzo nei panni di una spettatrice non vedente, che prima si lamenta del posto assegnatele e quindi, dopo essere accompagnata in un altro posto dal presidente stesso, per l’odore sgradevole di una zingara sedutale accanto, questa incarnazione della virtù, resa da Daniela Milanese.

Per concludere viene un sorriso pensando a quello che, chi prima chi dopo, ha accomunato tutti i personaggi che animano la vicenda storica rielaborata da Monteverdi: la morte violenta dallo stoico Seneca fino ad Ottone imperatore per due mesi nel 69 d.C. in quello che passerà alla storia come l’anno dei quattro Imperatori.

Domenico Gatto