Macbet.Verdi. Florencia

80° Maggio Musicale Fiorentino

Teatro alla Pergola di Firenze

19 giugno 2013

 Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei dalla tragedia di Shakespeare

Il 14 marzo 1847 al Teatro della Pergola di Firenze, debuttò l’opera Macbeth di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, che lo aveva – con grande difficoltà – condensato dall’omonimo dramma shakespeariano. L’80° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, nel festeggiare il bicentenario della nascita di Verdi, lo ha riproposto, nello stesso luogo del debutto e nella stessa versione del 1847. Infatti il cigno di Busseto, nel 1865 riscrisse l’opera per il pubblico francese, adattandola al gusto del melodramma d’oltralpe dell’epoca ed è questa versione quella che generalmente viene più rappresentata.

In questa primitiva versione il protagonista assoluto è lo stesso Macbeth e non Lady. Il primo atto fu quello che subì meno interventi, se non nel duetto tra Macbeth e Lady. Nel secondo la prima versione era priva dell’aria La luce langue. Il terzo atto è quello con più aggiunte nella versione parigina, con l’aggiunta del famoso Ballo, così tipico delle opere francesi a cui Verdi si adatto molto piacevolmente. La versione fiorentina si conclude con un monologo di Macbeth morente ed è priva del famoso coro Macbeth ov’è?.

Questa nuova produzione del Maggio musical fiorentino è dedicata al maestro Bruno Bartoletti, scomparso l’8 giugno. Il maestro Bartoletti è una gloria del panorama musicale fiorentino; aveva contribuito molto con la sua esperienza e la sua pertinenza agli ultimi quarant’anni del Festival del Maggio, di cui era stato per tanti anni Direttore stabile e infine Direttore artistico, senza dubbio gli ultimi anni gloriosi di questo prestigioso Festival.

Il Maestro James Conlon, Direttore musicale della Los Angeles Opera, riporta alla luce questa prima versione del Macbeth, convinto della sua pregnanza drammaturgica e musicale, dandone una interpretazione musicale fedele all’origine; ne risulta un Verdi ancora giovanile e pieno di quelle pagine care al pubblico che poi via via abbandonerà per dare alla sua musica un respiro più ampio.

La regia è stata affidata a Graham Vick, che torna a Firenze ben accolto dopo diverse sue memorabili produzione, quali , per tutte, l’affascinante Tamerlano nel 2001 e il colossale Les Troyens nel 2002. Vick è un regista eclettico, di formazione nordica e le sue regie, anche se rivisitano l’opera stessa, hanno un gusto unico, una capacità di coinvolgere lo spettatore che è rara. Lo ha dimostrato anche in questo Macbeth. Vick vede questo soggetto ambientato in una Scozia degli anni settanta del XX secolo, in una Brighton dei sobborghi, in cui il protagonista da militare dell’esercito diventa con un assassinio, quello di Duncano, capo/dittatore del suo popolo. Il primo atto si apre con il famoso coro delle streghe, trasformate per l’occasione in prostitute tra le più oscene, brutte e tossiche, che ci si potrebbe immaginare; poi l’atto prosegue nella casa di Macbeth, dove con un Lady bionda e arrivista, progettano l’omicidio del vecchio leader Duncano. E da qui la tragedia ha inizio e Macbeth si trasforma sempre più in un orco onnipresente per il suo popolo. Il banchetto di corte con la visione di Banco (che però non compare, con una soluzione registica apprezzabile), è in un giardino stile Hollywood, con tanto di piscina e di sicari – camerieri. Poi le visioni di Macbeth con le streghe, forse la parte registica più coinvolgente, nel letto dello stesso protagonista, in cui queste prostitute, ormai disfatte e completamente succubi sono loro stesse parti delle visioni. La scena della follia ambientata nel bagno di Lady, con tanto di parete di vetrocemento, molto d’effetto. E infine gli esuli della Scozia che sono in una squallida stazione di Brighton in procinto di scappare, vengono salvati da un Malcom e un Macduff in mimetica accompagnati da un esercito britannico, mentre Macbeth viene ucciso ai bordi del suo letto dopo aver sparato alla fedele Dama della Lady che gli aveva annunciato la morte della moglie.

Detta così sembra un po’ eccessivo e, forse, lo è. Ma la forza di questa regia, contestata alle prime recite, sta  proprio nel volersi discostare completamente da qualsiasi concetto tradizionale di Macbeth, pur restando fedele al libretto. Anche chi ama un discorso registico più filologico, non può non avere apprezzato questa dinamica forte e nel contempo coerente. Certamente però poi possiamo, analizzando meglio la questione, trovare dei punti irrisolti, il principale dei quali è che così facendo la torbida drammaticità di Macbeth si perde completamente, come pure l’aspetto onirico visionario, a favore di una realtà troppo cruda e asettica.

Di basso tono le scenografie di Stuart Nunn, che ha curato anche gli adeguati costumi, senza dubbio le difficoltà economiche del Festival del Maggio hanno influito anche in queste scelte; peccato il fastidioso rumore che producevano le scene stesse in movimento, disturbando notevolmente la stessa musica.

Il maestro James Conlon ha dato una lettura non sempre limpida, forse eccessiva per un teatro come La Pergola, però complessivamente buona e apprezzabile per tempi e accenti.

Molto valido il cast in scena.

Convincente Luca Salsi nei panni del protagonista; voce dal bel colore rotondo e dalla giusta estensione. Incisivo e profondo nel dare un taglio drammatico al personaggio.

Buona la Lady di Tatiana Serjan. Grande generosità vocale però è spesso accompagnata da povertà timbrica e scarsità di dizione.  Molto brava nella scena del sonnambulismo, altrove ha superato la prova solo per la grande estensione della voce, che però in alcuni momenti sembrava troppo gridata e fuori controllo. Apprezzata dal pubblico.

Debole il Banco di Marco Spotti.

Saimir Pirgu è stato un discreto Macduff, però troppo insicuro.

Bravi ed efficaci nel loro breve ma intenso ruolo Elena Borin nella Dama di Lady e Gianluca Margheri nel medico.

Convincente il coro del Maggio Musicale, preparato e diretto dal maestro Lorenzo Fratini.

In un Teatro della Pergola afoso e caldissimo, un pubblico giovane, frizzante ed entusiasta.

Macbeth

Luca Salsi

Lady Macbeth

Tatiana Serjan

Banco

Marco Spotti

Macduff

Saimir Pirgu

Malcolm

Antonio Corianò

Dama di Lady Macbeth

Elena Borin

Un medico

Gianluca Margheri

Un domestico

Alessandro Calamai

Un sicario

Carlo Di Cristoforo

Prima apparizione

Giovanni Mazzei

Seconda apparizione

Sara Sayad Nik

Terza apparizione

Lorenzo Carrieri

   

Direttore

James Conlon

Regia

Graham Vick

Scene e costumi

Stuart Nunn

Luci

Giuseppe Di Iorio

Coregrafia

Ron Howell

Maestro del coro

Lorenzo Fratini

   

Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino

 

Mirko Bertolini