Madame Butterfly apre alla lirica il Belvedere di San Leucio a Caserta

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Madame Butterfly apre alla lirica il Belvedere di San Leucio a Caserta
Madame Butterfly apre alla lirica il Belvedere di San Leucio a Caserta

Dopo l’Aperia della Reggia di Caserta, la rassegna “Un’Estate da Re” ha inaugurato un nuovo “teatro” all’aperto nel cuore del complesso monumentale di San Leucio (ora Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO), il borgo collegato alla Reggia di Caserta, che Ferdinando IV fondò per realizzarvi un utopistico esperimento produttivo e sociale. Per attrarre gli operai specializzati da tutta Italia e dall’estero e produrre le sete poi famose in tutto il mondo, il re creò una comunità autonoma con un sistema sociale rivoluzionario per quei tempi: il riconoscimento di diritti universali, l’uguaglianza uomo-donna, istruzione, sanità e salario equo per tutti. 

Sabato 21 luglio al Belvedere è andato in scena, il sesto appuntamento di “Un’Estate da Re”. In programma c’era Madama Butterfly di Giacomo Puccini, per la regia di Renzo Giacchieri, diretta da Francesco Rosa, con l’Orchestra e Coro del Teatro municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno.

Madama Butterfly è una struggente storia di amore innocente e fedele, di promesse tradite, di disperazione e morte: protagonista tragica la giovanissima giapponese Cio-Cio-San, giapponesina di Nagasaki, è risoluta nel suo amore puro e incondizionato per l’ufficiale della marina americana, Pinkerton. Una fedeltà che la porterà ad un epilogo tragico: lasciata sola per tre anni con un figlio, ed in fervida attesa dell’uomo, al ritorno di  questi che nel frattempo si è risposato in America, incapace di accettare la cruda realtà, si uccide. 

Nelle rappresentazioni all’aperto, il rischio è sempre è quello che non si riesca a mantenere l’attenzione del pubblico sull’azione in scena. La regia ha quindi puntato a rendere più intense le emozioni e i personaggi che le rappresentano e le esprimono, riuscendo a fondere il dramma in scena con l’ambiente in cui veniva rappresentato. Le scene e soprattutto i costumi rispettavano fedelmente il libretto, belli e colorati senza essere invasivi o peggio, oleografici.  

Ad interpretare la protagonista, Cio Cio San è stata Hui He, un soprano cinese che ha raggiunto fama internazionale nel 2000, in occasione del concorso internazionale “Operalia, The World Opera Competition”, svoltosi a Los Angeles, da anni molto attiva in Italia, dove ha cantato a Lucca, Roma, Catanzaro, Napoli, Firenze, Piacenza, Bolzano e Verona. Hui si è completamente identificata con il suo personaggio, dandone un’interpretazione struggente, con una voce chiara, emissione sicura e acuti di buon volume. 

Il resto della compagnia di canto era di buon livello, con qualche incertezza iniziale (forse dovuta all’amplificazione troppo forte, poi corretta) da parte dei due protagonisti maschili: Franklin Benjamin Pinkerton è stato cantato con grande professionalità dal tenore Piero Giuliacci, mentre, nella parte del Console americano Sharpless c’era il baritono Carlo Striuli. Ottimi comprimari sono stati Eufemia Tufano (Suzuki) e Marcello Nardis (Goro). Hanno cantato inoltre Antonio Mazza, nella parte del principe Yamadori; Miriam Artiaco, in Kate Pinkerton. L’Orchestra Filarmonica “G. Verdi” di Salerno, che ha accompagnato l’opera, sono stati diretti dal Maestro Francesco Rosa con precisione e cura dei dettagli Una particolare menzione merita il Coro, per la toccante interpretazione del celebre e attesissimo “Coro a bocca chiusa”.

Lorenzo Fiorito