Nabucco. Verdi. Macerata

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19 luglio 2013.

Arena Sferisterio,

 LA GUERRA, ETERNO INCUBO UMANO

Anche lo Sferisterio intende celebrare quest’anno il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi:  lo fa all’interno della ricca programmazione di un Festival, significativamente intitolato “Muri e divisioni”, attraverso la messa in scena di due opere, Nabucco e Il trovatore, che parlano l’una di un crudele scontro fra popoli, l’altra di una tremenda lotta fratricida.

“Le guerre del passato si sono combattute per la terra, le guerre del presente si combattono per il petrolio, le guerre del futuro si combatteranno per l’acqua (Vandana Shiva)”. La frase campeggia durante l’esecuzione della sinfonia sull’enorme muro di fondo dell’arena, preceduta da una bella serie di immagini di vita della Gerusalemme di oggi, e rappresenta il fil rouge da seguire per comprendere questo nuovo allestimento di Nabucco con la regia di Gabriele Vacis e la scenografia di Roberto Tarasco. Il tema dell’acqua è onnipresente: nella prima parte bottiglie di pet vuote si trovano sul palcoscenico a formare un grande plastico della città santa, all’interno del quale si muovono non senza qualche cautela i protagonisti; la reggia di Babilonia e le sue ricchezze sono invece rappresentate da sei pannelli mobili, formati dai grandi boccioni d’acqua impiegati nei distributori da ufficio, che, visti dal retro, hanno la funzione di identificare gli spazi sfruttando i giochi di colore dati dal cangiare delle luci, mentre, visti di fronte, richiamano i giardini pensili della città, simboleggiati da finti papaveri inseriti all’interno dei colli dei bottiglioni.

Tanti i particolari che intendono simboleggiare l’universalità del problema della guerra e delle deportazioni: fra tutti spiccano, anche se forse non per originalità, la presenza in scena durante il Va’ pensiero di un ragazzo di colore con indosso una felpa bianca recante la scritta Italia, a evidenziare come il tema della migrazione tocchi anche il nostro paese, e le bandiere di molte nazioni che sul finire dell’opera campeggiano ovunque, proiettate sul muro e impugnate dai coristi.

Nel corso della rappresentazione sul muro dello Sferisterio appaiono a tratti i versetti di Geremia sulla distruzione di Gerusalemme; una corona luminescente è oggetto di contesa fra Abigaille, Fenena e Nabucco che tentano rapacemente di strapparsela di mano a vicenda; quando Nabucco è colpito dal fulmine una linea bianca percorre con moto sinuoso la mappa della città di Gerusalemme appesa alla parete, egli cade e dopo poco rientra in scena in barella; ai lati del coro, schierato per il Va’ pensiero, fanno la loro comparsa un vecchio furgoncino bianco e una Vespa carichi di bagagli.

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Poco convincenti i costumi: Nabucco è abbigliato con una divisa militare e un basco a metà tra Che Guevara e la figura di un dittatore africano, le protagoniste portano tuniche dal sapore mediorientale; il coro indossa abiti che non permettono fin dall’inizio una immediata identificazione dei due schieramenti, fazzoletti sul capo per le donne e mantelli bianchi e azzurri per gli uomini che hanno solo vaghi rimandi all’abbigliamento tradizionale ebraico, poi sostituiti da tute arancioni simili a quelle delle prigioni statunitensi; qua e là fanno la loro comparsa mitra e pistole che non riescono ad animare più di tanto una certa qual tendenza alla staticità delle masse.

Alberto Mastromarino è un Nabucco tutto sommato scenicamente efficace, ma la voce è sfibrata, l’intonazione appare talvolta precaria e, soprattutto nella parte finale, l’emissione non brilla per nitore. Valter Borin indossa i panni di un Ismaele poco consistente, anche se sostanzialmente corretto, la voce è piccola e lo sforzo in acuto piuttosto evidente. Buona l’Abigaille di Virginia Tola che mostra di saper sempre tenere sotto controllo l’emissione e di supplire egregiamente a qualche leggera forzatura nelle note alte con un registro medio-grave solidissimo. Pulita la prova di Gabriella Sborgi nei panni di Fenena e convincente lo Zaccaria di Giorgio Giuseppini che ha evidenziato di possedere uno strumento dal timbro scuro e piacevole.

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Oscillante la prestazione dell’Orchestra Regionale delle Marche diretta da Antonello Allemandi: i tempi sono staccati con precisione, ma l’insieme manca a volte di colori e mordente. Difficoltà palesi per il coro che si mostra approssimativo negli attacchi e ha difficoltà a procedere compatto senza che emergano a tratti le singole voci.

Arena Sfreristerio davvero gremita, alla presenza anche della presidente della Camera Laura Boldrini: alcuni applausi a scena aperta, ma una sostanziale freddezza finale da parte del pubblico.

Cast:

Nabucco:                                            Alberto Mastromarino

Ismaele:                                              Valter Borin

Zaccaria:                                            Giorgio Giuseppini

Abigaille:                                           Virginia Tola

Fenena:                                              Gabriella Sborgi

Il Gran Sacerdote:                             Francesco Facini

Abdallo:                                             Enrico Cossutta

Anna:                                                 Anna Maria Stella Pansini

 

Direttore:                                           Antonello Allemandi

Regia:                                                 Gabriele Vacis

Scene, costumi, luci:                          Roberto Tarasco

Maestro del coro:                               David Crescenzi

 

Fondazione Orchestra Regionale delle Marche

Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”

Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”

 

Simone Manfredini