Recensione di Don Giovanni a Modena

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Recensione di Don Giovanni a Modena
Scena di Don Giovanni a Modena

Don Giovanni a Modena: in scena il secondo capitolo della trilogia Mozart  – Da Ponte firmata da Rosetta Cucchi.

Grande successo al Teatro Comunale di Modena ha riscosso la nuova produzione del Don Giovanni di Mozart firmata da Rosetta Cucchi, secondo capitolo del progetto della trilogia Mozart-Da Ponte, iniziato due anni fa con la messa in scena delle Nozze di Figaro e che terminerà fra due anni con il Così fan tutte.

Grande merito del successo va attribuito alla direzione musicale del maestro Aldo Sisillo, che ha reso appieno la musica di Mozart, riuscendo a dare i tempi giusti agli interpreti che così hanno potuto esprimersi al meglio. In questo è stato ottimamente coadiuvato dall’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna. 

Molto bene il cast ben equilibrato. Tutti hanno fornito un’interpretazione di altissimo livello, come poche volte capita di sentire anche in teatri molto più blasonati.

Yolanda Auyanet riesce a dare vita in modo eccellente alla distaccata e snob Donn’Anna, grazie alla sua voce limpida ed alla sicurezza negli acuti, che messi in bocca a lei paiono facili, prova ne sia la perfetta esecuzione della grande aria finale.

Raffaela Lupinacci disegna un’ottima Donna Elvira, le sue qualità vocali, centro pieno ed ottimi acuti,  risultano perfette per la parte. Brava anche scenicamente raggiunge l’apice nell’interpretazione della difficile aria “Mi tradì quell’alma ingrata” in cui riesce a rendere appieno tutto il tormento del personaggio.

Nel ruolo del titolo il baritono Alessandro Luongo realizza pienamente il personaggio che Rosetta Cucchi ha appositamente disegnato per lui, anche vocalmente la sua prova è convincente anche se il suo canto in base alle direttive registiche risulta sempre impetuoso.

Recensione di Don Giovanni a Modena
Scena di Don Giovanni a Modena

Roberto De Candia è l’alter ego ideale nel ruolo di Leporello. Da arista di grande esperienza qual è non ha problemi nel risolvere tutti i passaggi del personaggio, fraseggio curato che egli sfrutta soprattutto nell’aria del catalogo, e molto incisivo anche nel finale.

Completavano il cast alcuni degli studenti del “CUBEC Accademia di Belcanto di Modena”, che di certo non hanno sfigurato, anzi al contrario si sono ben amalgamati alla compagnia.

Ayse Sener al suo debutto  Zerlina di  che ha palesato ottima sicurezza nel canto ed anche bravura a livello scenico. 

Felipe Correia Oliveira è risultato un Masetto efficace sia scenicamente che vocalmente. 

Francesco Marsiglia ha reso benissimo la nobiltà di Don Ottavio con un bel legato ed ottime colorature.

Completava il cast Antonio Di Matteo nel ruolo del commendatore.

Rosetta Cucchi ha trasportato la storia nella New York a cavallo fra gli anni 70’ ed 80’, ma con la pecca di non essere seguita per nulla in questa sua trasposizione dalla costumista Claudia Pernigotti, che ha vestito i personaggi come fossero al giorno d’oggi, creando così un senso di disorientamento nel pubblico. Disorientamento che è durato per tutto il primo atto in cui si sono alternate le varie scene senza una vera soluzione di continuità. Molto più bello il secondo atto, realizzato con eleganza e con una eccezionale aderenza al testo ed alla musica, soprattutto bellissima è risultata la grande scena del sestetto ambientata in un bar coi 6 protagonisti intenti a bere a coppie di due in tre tavolini, e conclusasi con una donna Elvira, impasticcata ed ubriaca che canta la sua disperazione tutta sola. 

Questo fa capire che anche ambientando le opere in epoche contemporanee è possibile restare aderenti alla trama ed alla musica, se si ha la cultura e soprattutto l’umiltà necessaria nell’accostarsi a capolavori del genere. Grande plauso in questo a Rosetta Cucchi.

Domenico Gatto