Recensione di Rusalka a Roma

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Dopo un travagliatissimo autunno che ha visto il teatro dell’Opera di Roma al centro delle cronache, con l’improvviso abbandono del Maestro Muti ed il minacciato licenziamento del coro e dell’orchestra, si è finalmente inaugurata la stagione 2014/15 con Rusalka di Antonìn Dvoràk al posto dell’annunciata Aida.

La storia di Rusalka è simile a quella di molte altre creature fatate che popolano i luoghi acquatici. Rusalka è un essere diviso fra due mondi (figlia dello Spirito delle acque e di una donna) che desidera diventare totalmente umana per poter amare il principe di cui è innamorata. La creatura, costretta a pagare con la perdita  della voce la propria scelta, si renderà suo malgrado conto di quanto il mondo degli uomini sia falso e mendace e, alla fine, tradita dal suo principe  tornerà nel mondo fatato dal quale proviene. Ma, a differenza che in altre leggende simili (fra tutte quella più nota di Andersen), non sarà lei a pagare con la morte bensì il principe traditore che spirerà fra le braccia della fanciulla così che ella possa essere riaccolta nel mondo di sogno dal quale proviene.

Una messa in scena, questa proposta dal teatro romano, costata solo 50.000 € e che segna un deciso cambio di direzione rispetto al folle costo di alcuni allestimenti delle stagioni precedenti.

Eivind Gullberg Jensen ha diretto in modo pulito l’orchestra riuscendo a dare continuità al quel fluire sonoro che è la caratteristica primaria dell’opera di Dvoràk. Suo pregio fondamentale è stato quello di riuscire sempre a modulare l’orchestra in funzione delle caratteristiche dei cantanti cosicché questi non sono mai stati coperti e sono riusciti a rendere al meglio i personaggi, qualità questa che non è facile trovare nei nuovi direttori. L’orchestra romana è stato ottima nel seguire i dettami del maestro così come il coro preparato da Roberto Gabbiani.

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Il cast è stato nel sul complesso di livello veramente alto e molo amalgamato

Svetla Vassileva, soprano che ha nel ruolo del titolo, uno dei suoi cavalli di battaglia, è stata straordinaria, dotata di una voce morbida e delicata, perfetta per questa parte, ha emozionato tantissimo nella famosa Aria alla luna, il brano più celebre dell’opera, ed ha commosso nel finale, grazia anche ad una straordinaria capacità recitativa.

Il tenore Maksim Askenov è stato molto convincente nel ruolo del principe. Dotato di bel fraseggio e sicuro negli acuti, ha pagato un po’ il fatto di cantare abitualmente in teatri più piccoli. Ha cercato di conservare la voce per il finale che ha realizzato in modo superlativo, in questo è stato aiutato benissimo dal maestro Jensen.

Eccellente è stato il basso Steven Humes che ha dato vita allo Spirito delle acque. Presenza imponente con una gran bella voce soprattutto nelle note gravi, così come la strega Jezibaba è stata resa al meglio dal mezzo-soprano Larissa Diadkova, sia vocalmente che scenicamente.

Bene sia Michelle Breedt nel ruolo della principessa straniera, sia Anna Gorbachyova, Federica Giansanti ed Hannah Ester Minutillo nei ruoli delle ninfe del bosco.

Divertenti il Guardiacaccia,  Igor Gnidii, lo Sguattero Eva Liebau ed il cacciatore Antonello Ceron.

Denis Krief. che ha firmato regia, scene e costumi, ha realizzato una messa in scena molto minimalista, che ha il grande merito di essere trasportabile facilmente e quindi si spera non muoia dopo queste recite, come spesso accade ad allestimenti molto più costosi.

L’idea  di fondo registica, quella della metafora dell’adolescente che scopre l’età adulta e la sessualità, con tanto di cassa dei giochi che viene svuotata nel momento in cui la protagonista diviene umana, è una lettura piuttosto scontata di questa favola.

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Apprezzabili sono sia la grande scatola che incorona la scena all’interno della quale si svolge la vicenda ed  in cui i personaggi accedono attraverso un sapiente uso di porte e botole che si aprono sui vari lati, così pure la semplicità con cui il regista è riuscito a rendere i vari cambi scena e le diverse  apparizioni, i veli quando appaiono le ninfe dei boschi, lo specchio che scende dall’alto a rappresentare il lago che accompagna lo spirito delle acque, la facciata della casa della strega e le colonne del  palazzo reale.

Ottimo il lavoro per far recitare credibilmente i cantanti e grande pregio di questo allestimento, infine, il sapiente uso delle luci.

Apprezzabile il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, coreografato da Denys Ganio.

Tra le cose più belle della serata, i bambini delle scuole che hanno gremito i palchi del teatro e che hanno seguito in religioso silenzio ed incantati tutta l’opera, un’iniziativa, questa di aprire ai giovanissimi, da lodare.

02/12/2014, Teatro dell’Opera di Roma. Musica di Antonìn Dvoràk

Domenico Gatto