A Vicenza l’Orfeo di Monteverdi conquista il pubblico

160
A Vicenza l’Orfeo di Monteverdi conquista il pubblico
A Vicenza l’Orfeo di Monteverdi conquista il pubblico

Un Orfeo, quello andato in scena al teatro Olimpico di Vicenza, che nasce da una collaborazione inusitata quanto virtuosa: quella fra il regista Andrea Castello, direttore artistico di Vicenza in Lirica, e Madame SìSì, famosa Drag Queen proprietaria dell’Art, una discoteca del lago di Garda, che ha voluto istituire tredici borse di studio per i giovani protagonisti dello spettacolo, così da finanziare il proseguo della loro formazione.

Il teatro Olimpico, con le famose scenografie, è certo un luogo magico, sebbene sicuramente  ingombrante, difficile da sfruttare appieno in tutta la quella magnificenza e complessità che lo caratterizza, un elemento che talvolta può rivelarsi persino limitante.

Mauro Zocchetta ha utilizzato come punto di partenza delle sue scene virtuali, realizzate in video mapping, le incisioni di Neri Pozza con le Vedute di Vicenza, proiettate sul fondale dello Scamozzi, sul quale si compongono e scompongono, seppure non sempre completamente decifrabili, le immagini della città distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Statue e colonne si colorano di verde, a ricordare il colore dei prati, o di rosso e arancio, chiaro riferimento agli inferi, con un effetto complessivamente accattivante, ma non sempre intellegibile nella sua totalità.

Andrea Castello si mostra ancora acerbo nel muovere le masse e i protagonisti, ma lo sforzo sotteso appare notevole e alcuni spunti si rivelano davvero buoni così da fare ben sperare per il futuro. in linea con le scelte registiche i costumi anni ’40 pensati da Roberta Sattin.

A dirigere la Schola San Rocco e i fiati di Harmonia Parnassia, Francesco Erle; la sua interpretazione della partitura è decisamente non banale, l’utilizzo di strumenti fabbricati secondo l’uso antico contribuisce ad una resa filologicamente più che accettabile delle sonorità monteverdiane cui si perdona qualche debolezza degli ottoni.

Marco Saccadin, nel suo debutto nel ruolo eponimo, mostra di possedere uno strumento dai colori splendidi, corredato da una buona proiezione del suono che appare sempre ben in maschera; la sua interpretazione è nel complesso credibile e fa scordare alcuni cali di intonazione facilmente rimediabili con un poco di esperienza.

lOrfeo1 -Monteverdi - 6 sett - Vicenza in Lirica foto LuigiDeFrenza

Molto brava e sempre a fuoco Giulia Bolcato nei panni di La Musica, Euridice e Eco: la voce è cristallina, il canto di agilità ineccepibile, il fraseggio estremamente curato.

Fra gli altri spiccano la Speranza di Anna Bessi, che abbiamo avuto già il piacere di sentire al Ponchielli di Cremona e che evidenzia anche in questo caso, oltre ad una conoscenza solida delle modalità di canto barocco, anche una tecnica vocale davvero non comune, e la Messaggera di Valeria Girardello, forse un poco fredda, ma solida in tutti i registri.

Arianna Lanci è, invece, una Proserpina risoluta e determinata, mentre Mateusz Drozda un Caronte davvero poco adeguato. Completano il cast i quattro Pastori, Enrico Brustia (anche Apollo), Fulvio Fonzi (anche Plutone), Enrico Torre e Antonio Orsini che forniscono prove complessivamente più che discrete. Ottimo il Coro della Schola S. Rocco.

Teatro Olimpico gremito di pubblico, in parte appartenente al popolo delle discoteche, che ha saputo vivacizzare la serata con una buona dose di spontaneo entusiasmo corredato da una serie di fragorosi applausi.

Simone Manfredini