La scure di Elektra sul Teatro Comunale

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La scure di Elektra sul Teatro Comunale
La scure di Elektra sul Teatro Comunale

Grande successo per Elektra di Strauss al Teatro Comunale di Bologna, in un allestimento che proviene dai Teatri Le Monnaie di Bruxelles e del Liceu di Barcellona, in una avvincente e cupa regia di Guy Joosten.

Uno spettacolo veramente appassionante l’Elektra di Richard Strauss che arriva a Bologna dopo quarant’anni e per la seconda volta dal suo debutto di Dresda del 1909 (prima volta però in lingua originale al Teatro felsineo). Un allestimento che arriva dalla coproduzione con i Teatri Le Monnaie e del Liceu, in un felice connubio europeo.

Strauss scrisse Elektra dopo il successo e lo scandalo di Salome, dopo aver visto l’opera teatrale di Hugo von Hofmannsthal che ne curò poi il libretto. Come per la precedente opera anche questa rappresentò un successo e uno scandalo, ma la vicenda è di una modernità tale che ancora oggi la sua musica sconvolge. L’allestimento di Bologna vede la regia di Guy Joosten, che rivela una mano felice nel mettere in scena la vicenda allontanandosi da riproposizioni archeologiche e classiche per immergersi in una dimensione storica più contemporanea ma non per questo meno affascinante. Joosten riesce con grande abilità a scavare dentro i personaggi e a immergere lo spettatore in una cupa vicenda in cui i protagonisti sono parti monolitiche di un torbido legame che li unisce in un vortice di odi e passioni. La visione di Joosten, unita alla fantastica musica di Strauss, sono di forte impatto e travolgono lo spettatore non lasciandolo minimamente indifferente. Il regista fiammingo vede la giovane protagonista Elektra prigioniera di uno scantinato in una fortezza prigione che è anche manicomio, splendidamente ideata dallo scenografo Patrick Kinmonth, in un ampio spazio che ricorda anche un bunker bellico; tra l’altro l’ambientazione e i costumi funzionali dello stesso Kinmonth riportano al secondo conflitto mondiale, ad una società filonazista, deducibile dalle divise di Egisto e dei suoi fidi. Le ancelle diventano così delle guardie di questa prigione e gli altri personaggi femminili delle infermiere. Il colore cupo e l’atmosfera tetra ben si confanno alla drammaturgia, mentre il carattere dei personaggi viene messo in luce dall’abile mano di Joosten, soprattutto nel delineare la protagonista che non viene presentata come una semplice pazza ma come una lucida vendicatrice, che nello stesso tempo vive con passione il dramma interiore che la attanaglia, provando un sentimento di tenerezza filiale verso colei che vorrebbe uccidere. È la scure il simbolo di questa opera, uno strumento terribile che Elektra impugna e brandisce quasi fosse un giocattolo ma che dovrà essere il mezzo della sua vendetta, non solo la scure che lo uccise ma anche gli abiti del padre Agamennone sono il suo tormento, abiti che lei continuamente indossa per non dimenticare la vendetta e farsi prendere dalla tenerezza dell’amor filiale. Splendida resa anche per il personaggio di Klytämnestra, che tolti i panni della strega isterica si trasforma anche in una madre dolce e umana. La brutalità della vicenda è costellata poi dagli altri personaggi che riescono nel loro contorno voluto sia dall’autore che dal regista. Unica nota stonata il finale, in cui il muro della prigione si alza e compare un bellissimo interno del palazzo in cui una massa di morti sanguinolenti vedono lo spirare di Elektra tra le braccia di Oreste, come in una nicchia da tableau vivant, facendo perdere all’opera quel finale altrettanto drammatico della danza estatica e frenetica che la porterà alla morte. Resta comunque uno spettacolo all’altezza della musica di Strauss e dei Teatri che lo hanno prodotto, apprezzato anche dal poco pubblico bolognese presente alla serata. Purtroppo anche un titolo così avvincente stenta ancora a farsi largo in un paese in cui sembra che si viva solo di melodramma ottocentesco.

La scure di Elektra sul Teatro Comunale
La scure di Elektra sul Teatro Comunale

La bacchetta del maestro Lothar Zagrosek ha mantenuto in tensione fino all’ultimo l’Orchestra del Teatro Comunale, in un turbinio di pagine meravigliose, riuscendo ad essere convincente e dinamico, cogliendo tutti i colori di una partitura incalzante e frenetica; il maestro Zagrosek è capace di tenere per tutta la durata dello spettacolo lo spettatore in una emozione continua in una intesa perfetta con la regia e con i cantanti.

Accanto a questa avvincente regia, un cast ottimale, che ha reso, non solo vocalmente, ma anche scenicamente grande questo spettacolo. Elizabeth Blancke-Biggs, nel ruolo del titolo, è stata superba. Emotivamente forte è stata la sua Elektra, grazie anche alla sua voce tendente allo scuro ma estesa come emissione; la sua recitazione è stata sublime, inquadrando perfettamente il personaggio, sapendo rendere sia il lato tragico e folle che il lato passionale e romantico. Giustamente più delicata è stata la Chrysothemis di Sabina von Walther; un soprano lirico dalla bella voce e dalle ottime qualità a cui si unisce la positiva interpretazione scenica. Natascha Petrinsky è una perfetta Klytämnestra, elegante, affascinante, ammaliante, un mezzosoprano che avvince con la sua voce che sa essere ferma e dolce. Brevi ma intensi gli interventi dei protagonisti maschili. Thomas Hall è un Oreste che possiede il fisico del vendicatore, offrendo una perfetta prova vocale; Jan Vacik, è un meno coinvolgente Aegisth, ma riesce anche lui a disimpegnarsi molto egregiamente. Non possiamo poi dimenticare il folto gruppo dei comprimari, che ciascuno di essi ha dato veramente prova di capacità vocali e sceniche molto buone: Alena Sautier, Eleonora Contucci, Constance Heller, Daniela Denschlag e Eva Oltiványi (le ancelle), Paola Francesca Natale (la sorvegliante), Luca Gallo (il precettore di Oreste) e Carlo Patuelli (il giovane servo). Breve ma puntuale e validissimo l’intervento del Coro del Teatro Comunale diretto dal maestro Andrea Faidutti.

Mirko Bertolini