Il Farnace. Antonio Vivaldi. Florencia

76° Maggio Musicale Fiorentino

Teatro Comunale di Firenze

 29 maggio 2013 

 

Dire Sardelli è dire Vivaldi. Infatti l’eclettico direttore livornese è il massimo protagonista della rinascita del teatro musicale vivaldiano dei nostri tempi: sue sono le prime rappresentazioni, incisioni ed edizioni mondiali di numerose opere inedite di Antonio Vivaldi. Il Festival del Maggio musicale fiorentino ha giustamente affidato al maestro Sardelli uno dei titoli in programma: Il Farnace, penultima opera di Antonio Vivaldi, nella così detta versione Ferrarese, versione inedita e mai rappresentata.

L’opera fa parte di una ricca messe di lavori teatrali scritti da Vivaldi tra il 1726 e il 1728. Farnace, scritta in meno di cinque mesi, venne rappresentata al Teatro Sant’Angelo di Venezia nel 1727. Godette di una vasta fama e venne ripresa, nel giro di pochi anni, in diverse città italiane ed europee, come Livorno (1729), Praga (1730), Mantova (1732) e Ferrara (1739). Il grande compositore veneziano ne compose poi altre sette versioni fino a quella del 1738 che è quella rappresentata al Maggio, in due atti invece dei tre previsti nel libretto di Antonio Maria Lucchini, infatti di questa edizione non è pervenuto il III atto e perciò vengono proposti nell’allestimento fiorentino -fedelmente a quanto sopravvissuto nel manoscritto a noi pervenuto i primi due atti. Questa versione venne scritta per il Teatro di Ferrara e doveva essere rappresentata per il Carnevale del 1739, ma il Cardinal Ruffo, legato Pontificio della città emiliana, bandì Vivaldi, che era sacerdote, per presunta condotta immorale dovuta al suo legame troppo intimo con il contralto  Anna Girò, sua cantante preferita e quasi sempre sua prima donna. La rappresentazione saltò, Vivaldi poi morì povero e indebitato a Vienna due anni dopo, senza poter mettere in scena questa sua sofferta versione.

L’opera narra la storia di Farnace II re del Ponto; secondo gli usi del tempo non vi è verità storica nel libretto, in quanto il destino di Farnace è molto diverso da quello narrato nei libri di storia.

Farnace è stato sconfitto e per evitare la loro caduta nelle mani del nemico, ordina alla moglie Tamiri di uccidere il loro figlio e quindi se stessa. La madre di Tamiri, Berenice, odia Farnace e trama con Pompeo, il vincitore romano, di ucciderlo. Selinda, la sorella di Farnace, è fatta prigioniera dal romano Aquilio, che si innamora di lei, così come il capitano Gilade di Berenice. Selinda li mette l’uno contro l’altro nel tentativo di salvare il fratello. In qualche modo, la vicenda si conclude con il lieto fine.

Sardelli con la acutezza e l’esperienza che gli appartiene, riesce a recuperare e rappresentare questa versione con una sola licenza: il finale. Il maestro conclude Il Farnace, monco dell’ultimo atto, non con il duetto tra Selinda e Aquilio, due personaggi collaterali, ma inserisce ex novo l’aria che Farnace canta già nella sesta scena del secondo atto, ma con il testo e la musica parzialmente diverse e recuperata da una versione precedente: Gelido in ogni vena, senza dubbio una delle pagine più belle e più drammatiche di Vivaldi. La valida e opportuna motivazione di questa libertà (frequente nel teatro barocco) è per sottolineare la profonda drammaticità del libretto: Il Farnace non parla solo di amore ma rivela un dramma umane immenso, la lotta tra l’onore e l’amore dei propri familiari; il protagonista non esiterà ad ordinare l’omicidio – suicidio del figlioletto e della moglie per preservarli dal disonore della sconfitta.

Il maestro Sardelli ha saputo inoltre equipaggiare l’Orchestra del Maggio, trasformandola in una eccellente orchestra barocca, numerosa – rispetto al consueto per tale opera – per adeguarla al grande spazio del Teatro Comunale di Firenze. Per l’occasione sono stati utilizzati anche strumenti originali e corni e trombe naturali.

La regia è stata affidata a Marco Gandini che non si discosta da molti suoi colleghi nel tentare di rappresentare un’opera della prima metà del settecento priva di ogni connotato registico e con una contemporaneità di difficile o impossibile interpretazione. L’intento del regista è stato quello di sottrarre ogni connotazione temporale, riservando a soli simboli astratti il vago richiamo alla vicenda. Nell’immenso palcoscenico del Comunale le inesistenti scenografie di Italo Grassi, piene solo di impalcature di ferro e luci fastidiosamente abbaglianti, risultano solo come elementi di disturbo e distrazione. L’azione voluta da Gandini è tale che sembra di assistere ad una versione semiscenica dell’opera, aiutata anche dal fatto che i protagonisti cantano davanti a dei leggii con gli spartiti e le azioni – ben poche a dire la verità – appaiono come dei miseri tableau vivant. Anche la connotazione stessa dei personaggi è alquanto misera, senza contare poi che non viene nemmeno aiutata dai quanto mai anonimi costumi ideati da Italo Grassi (ma alla fine sono dei normali abiti da sera…).

Valido il cast di cantanti esperti nel repertorio settecentesco e che vede due ruoli en travesti.

Nel ruolo del titolo  Mary-Ellen Nesi, molto espressiva e drammatica. Evocativa e di grande vocalità nell’aria finale.

Delphine Galou in Berenice è stata apprezzata, oltre che per la buona espressività canora, anche per timbro e coloratura.

Sonia Prina, una eccellente Tamiri, ha dato prova di essere nel ruolo, caratterizzando il personaggio con una voce appassionata dal colore scuro.

Loriana Castellano ha reso una credibile Selinda; buona la voce.

Emanuele D’Aguanno ha dato una prova più che sufficiente in Pompeo; così pure Magnus Staveland in Aquilio, bella voce, ma molto meglio nel primo atto.

Infine ma non ultima Roberta Mameli in Gilade. È stata la prova migliore della serata. Da brivido la sua interpretazione nell’aria Quell’usignolo che innamorato. Ottima voce, ottima coloratura e ottima attenzione al personaggio.

La direzione di Federico Maria Sardelli è precisa e viva e ha saputo guidare con eleganza l’organico del Maggio, con carattere e attenzione alle sfumature.

Purtroppo c’è da sottolineare ancora come il pubblico italiano si estranei da tutto ciò che non è melodramma, anche quando sono produzioni eccellenti (almeno da un punto di vista musicale e canoro) come questa. Il pubblico presente riempiva solo le file di platea e palchi, mentre le gallerie erano totalmente vuote; questo scarso ma attento e caloroso pubblico ha accolto benevolmente e plaudendo copiosamente il maestro Sardelli e l’intero cast vocale; ha apertamente criticato invece la regia e le scene. Indubbiamente c’è da chiedersi se non  sarebbe stato meglio una rappresentazione in forma di concerto come già prevista.

Ultima nota. All’esterno del Teatro Comunale era presente una piccola manifestazione di protesta dei ballerini e lavoratori della Fondazione del Maggio musicale fiorentino: i gravosi tagli governativi alla cultura hanno messo in bilico l’esistenza di questo storico e prestigioso festival, di cui si ignora un futuro. Anche il maestro Sardelli, dalla buca ha espresso il suo appello accorato per la salvezza della cultura musicale italiana gravemente compromessa.

 

Farnace                         Mary-Ellen Nesi


Berenice                               Delphine Galou

Tamiri                                   Sonia Prina
S

elinda                                  Loriana Castellano


Pompeo                                 Emanuele D’Aguanno


Gilade                                   Roberta Mameli


Aquilio                                  Magnus Staveland


Coro                                      Dario Shikhmiri

 

Direttore                               Federico Maria Sardelli

Regia                             Marco Gandini

Scene                            Italo Grassi

Costumi                          Italo Grassi e Simona Morresi

Luci                                Valerio Tiberi

Video                              Virginio Levrio

 

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino


 

Prima rappresentazione assoluta dell’ultima versione di Ferrara (1739)
Nuova produzione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

 

 

Mirko Bertolini